I modernisti e i loro oppositori autorizzati (gli stessi che si stracciano le vesti per le consacrazioni senza mandato romano), sulla base di Lumen gentium, sostengono la dottrina antipapale per cui il potere di giurisdizione (praticamente indistinto da quello d’ordine) venga ai Vescovi direttamente da Cristo nella consacrazione episcopale e non per mezzo di Pietro e del Romano Pontefice, e che in virtù di ciò il soggetto del supremo potere della Chiesa sia duplice (Papa e Collegio Episcopale). Tuttavia l’antica tradizione dice tutto il contrario. Per esempio San Leone Magno, Vescovo di Roma dal 440 a 461, nel sermone per il quarto anniversario della sua elezione (PL 54, 145-152) insegna quanto segue.
Di tutto il mondo, il solo Pietro viene scelto per essere preposto alla vocazione di tutte le Genti, a tutti gli Apostoli e a tutti i Padri della Chiesa; cosicché, sebbene nel popolo di Dio vi siano molti sacerdoti e molti pastori, tutti tuttavia siano governati propriamente da Pietro, benché sia Cristo a reggerli in via principale. Grande e mirabile, dilettissimi, è la partecipazione alla propria potenza che la divina degnazione ha concesso a quest’uomo; e se ha voluto che gli altri capi avessero qualcosa in comune con lui, non ha mai dato se non attraverso di lui ciò che agli altri non ha negato. Infine, il Signore domanda a tutti gli apostoli cosa gli uomini pensino di lui; e la risposta è comune finché si esplica l’ambiguità dell’ignoranza umana. Ma quando si esige di sapere cosa sentano i discepoli, il primo nella confessione del Signore è colui che è primo nella dignità apostolica. Il quale, avendo detto: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente“, Gesù gli rispose: “Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt 16, 16-17). Cioè: perciò sei beato, perché il Padre mio ti ha istruito; né l’opinione terrena ti ha ingannato, ma l’ispirazione celeste ti ha istruito; e non la carne né il sangue, ma Colui del quale io sono il Figlio Unigenito mi ha indicato a te. “E io”, disse, “dico a te”: cioè, come il Padre mio ti ha manifestato la mia divinità, così io ti rendo nota la tua eccellenza. “Perché tu sei Pietro”: cioè, sebbene io sia la pietra inviolabile, la pietra angolare che unisce i due popoli, il fondamento oltre il quale nessuno può porne un altro, tuttavia anche tu sei pietra, perché sei consolidato dalla mia forza, affinché le prerogative che sono proprie della mia potestà siano a te comuni con me per partecipazione. “E su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18). Su questa fortezza, dice, innalzerò il tempio eterno, e l’altezza della mia Chiesa, destinata al cielo, sorgerà sulla fermezza di questa fede. Le porte degli inferi non prenderanno questa confessione, i legami della morte non la legheranno: questa parola, infatti, è parola di vita. E come innalza al cielo i suoi confessori, così sprofonda all’inferno chi la nega. Per la qual cosa è detto al beatissimo Pietro: “A te darò le chiavi del regno dei cieli. Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16, 19). Il diritto di questo potere passò certamente anche agli altri apostoli, e la costituzione di questo decreto giunse a tutti i principi della Chiesa; ma non invano si raccomanda a uno solo ciò che viene comunicato a tutti. Infatti questo è affidato singolarmente a Pietro perché la figura di Pietro è preposta a tutti i reggitori della Chiesa. Rimane dunque il privilegio di Pietro, ovunque venga reso un giudizio secondo la sua equità. Né vi è eccessiva severità o remissione dove nulla sarà legato o sciolto se non ciò che il beato Pietro avrà sciolto o legato. Inoltre, nell’imminenza della sua passione, mentre il Signore stava per turbare la costanza dei discepoli, disse: “Simone, Simone, ecco Satana ha chiesto di vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22, 31-32). Il pericolo della tentazione attraverso il timore era comune a tutti gli apostoli, e tutti avevano ugualmente bisogno dell’aiuto della protezione divina, poiché il diavolo desiderava scuotere tutti e abbattere tutti; eppure il Signore si prende cura speciale di Pietro e prega specificamente per la fede di Pietro, quasi che la condizione degli altri sarebbe stata più sicura se la mente del capo non fosse stata vinta. In Pietro, dunque, viene fortificata la forza di tutti, e l’aiuto della grazia divina è disposto in modo tale che la fermezza che viene data a Pietro sia conferita agli apostoli attraverso Pietro.
🔴Nuova e antica dottrina a confronto. La Chiesa, il Papa e i Vescovi


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