di Red.

Nel nostro precedente articolo avevamo ricostruito, sulla base delle fonti disponibili, i motivi per cui la cosiddetta “profezia di Padre Pio a Lefebvre” non regge a un esame storico: un incontro reale nel 1967, smentito nei suoi contenuti profetici dallo stesso Lefebvre in una lettera del 1990 (altri testimoni si potrebbero aggiungere ma non è lo scopo di questo testo), e un racconto drammatico emerso solo nel 1983 per mano di un giornalista, Pier Carpi, che attribuiva la testimonianza a un certo professor Bruno Rabajotti.¹

Vale la pena soffermarsi un momento sul contenitore editoriale in cui quei racconti videro la luce.² La copertina del numero della Domenica del Corriere del 23 aprile 1983 (anno 85, n. 17) è una di quelle sulle puntate dedicate a Padre Pio e ha come immagine principale il calciatore Altafini che commenta lo scudetto vinto da Falcao con il Napoli. In un riquadro più piccolo, in basso a sinistra, compare però anche una fotografia dell’attrice Eleonora Vallone (figlia di Raf Vallone) in décolleté pronunciato, con il titolo Figlia mia, perché non ti copri? – un espediente tipico del rotocalco popolare, che coniuga il rimprovero moralistico nel titolo con l’esposizione stessa dell’immagine che dice di deplorare. È in questo contenitore editoriale – un settimanale generalista che nello stesso numero affianca il bilancio del campionato di calcio, il ricordo di Elsa Morante e un servizio piccante su un’attrice, presentando l’articolo su Padre Pio come un’inchiesta dal titolo scandalistico (“perché la Chiesa nasconde le profezie di Padre Pio?”) – che nacque e si diffuse la storia della “profezia”. Un contesto ben distante, per genere e finalità, da quello della pubblicistica devozionale o della ricerca storiografica seria che quella stessa storia avrebbe poi preteso di alimentare.

A quell’articolo era rimasta una domanda aperta: chi erano davvero Carpi e Rabajotti, e che affidamento si può dare a un aneddoto del genere? Una ricerca più approfondita, condotta anche sui documenti ufficiali della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 (la cosiddetta “Commissione Anselmi”, 1981-1984), permette oggi di aggiungere elementi documentali che rendono la ricostruzione ancora più solida.³

Prima di procedere, una premessa doverosa. Né Pier Carpi né Bruno Rabajotti risultano, dalle fonti consultate, aver riportato condanne penali in relazione ai fatti qui descritti.⁴ La semplice iscrizione alla loggia P2 – che toccava solo Carpi – non costituiva di per sé un reato (la legge che dispose lo scioglimento della loggia, la n. 17 del 1982, non retroagiva sull’appartenenza pregressa), e questo articolo non ha alcuna pretesa né interesse di natura giudiziaria: sappiamo, e avvertiamo sul punto, che le carte delle procure o delle commissioni parlamentari non sono oro colato e che esigono sempre una contestualizzazione più ampia. Il nostro obiettivo non è stabilire responsabilità penali – questione che non ci compete – e nemmeno accertare fatti connessi alla cronaca processuale ma unicamente ricostruire, con documenti alla mano, l’ambiente culturale e relazionale in cui la leggenda della “profezia” nacque e si diffuse.

1. Rabajotti non è un nome sconosciuto alla Commissione d’inchiesta sulla P2

Negli allegati alla Relazione Anselmi compaiono due richieste della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, datate agosto-settembre 1983, per intercettare le comunicazioni di Piero Carpi (Pier Carpi, all’anagrafe Arnaldo Piero Carpi), nel tentativo di localizzare il latitante Licio Gelli, definito nei documenti “amico personale del Carpi”, una amicizia peraltro rivendicata pubblicamente dallo scrittore.⁵ Parliamo dello stesso anno dell’articolo su Padre Pio – Mons. Lefebvre.

Fra le persone attraverso cui la corrispondenza-chiamate di Gelli avrebbe potuto raggiungere Carpi, i documenti indicano:

«RABAJOTTI Bruno – presso Albergo Pavone Hotel Restaurant – Via P. Cella n. 22, Bardi (PR)»

(«il Carpi parla telefonicamente del ricercato con le seguenti persone», si annotava) e, in un’altra versione della richiesta:

«RABAJOTTI Bruno – con recapito saltuario presso il Carpi»

in essa si specificava: «è emerso che il Carpi avrebbe ricevuto un preavviso dalla moglie di Gelli ove lo informerebbe che sarebbe
in arrivo ulteriore corrispondenza (forse un memoriale) da parte del Gelli indirizzata al predetto Carpi» e seguiva lista di indirizzi tra cui quello del Rabajotti e quello del Comitato Lincoln, di cui parleremo dopo.

Va detto in ogni caso che con informativa del 15 dicembre 1983, si sottolineava come le bobine relative all’intercettazine telefonica di Rabajotti fossero tutte a esito negativo.

2. L’Accademia dei Bardi: laicisti, attori e un “umorista”

Il recapito di Rabajotti a Bardi (provincia di Parma) non è casuale. Un altro documento allegato alla Relazione Anselmi riproduce la carta intestata dell’Accademia dei Bardi, con sede al castello di Bardi, di cui Rabajotti risulta presidente firmatario di una lettera datata 5 aprile 1982.⁶

Nel comitato d’onore dell’Accademia figurano, fra gli altri:

  • Pier Carpi, scrittore e regista
  • Valentina Cortese, attrice
  • Diego Fabbri, drammaturgo
  • Ugo La Malfa, statista (storico leader del Partito Repubblicano Italiano, esponente di punta del laicismo italiano)
  • Carlo Lizzani, regista
  • Gianni Pasquarelli, economista
  • Bruno Rabajotti, qui definito non “professore” ma “umorista”
  • Mirella Rostaing, etnologa

La presenza di La Malfa merita una precisazione onesta: essere inseriti in un comitato d’onore non equivale, di per sé, alla consapevolezza degli usi che di quella sigla sono fatti – era prassi comune, all’epoca, prestare il proprio nome a iniziative culturali anche locali. Resta però un fatto: l’ambiente in cui Rabajotti e Carpi si muovevano non appare riconducibile a quello della devozione cattolica tradizionale, ma piuttosto a un crocevia di intellettuali laici, teosofi ed esoteristi.

3. Il Comitato Abraham Lincoln: quale fratellanza?

Il terzo tassello riguarda il Comitato Internazionale Abraham Lincoln, con sede legale a Lugano e sezione italiana aperta – non a caso – proprio a Taneto di Gattatico, presso il domicilio del “Prof. Bruno Rabajotti”, come risulta da una lettera datata 28 marzo 1982 e indirizzata al Prefetto di Reggio Emilia.⁷

Nella lettera, il Comitato si presenta come organizzazione umanitaria, “senza scopi di lucro”, nata per portare aiuto ai perseguitati “per motivi ideologici, razziali o religiosi”, e sottolinea di riunire “intellettuali e personalità internazionali […] al di sopra delle fazioni, nel nome delle libertà democratiche e dei principi sanciti dalla Carta dei Diritti dell’Uomo”. Un contesto un po’ lontano da quello di San Giovanni Rotondo. Pier Carpi viene incaricato delle pubbliche relazioni con la stampa.

Come ha ricostruito lo storico del cinema Roberto Curti nel volume Mavericks of Italian Cinema, il Comitato distribuì in Italia opuscoli come Fratellanza massonica insieme a copie del libro Il caso Gelli, scritto dallo stesso Carpi — materiale che, secondo quanto ricostruito, raggiunse quasi esclusivamente destinatari già iscritti alla loggia P2.⁸ Una lettera di Gelli, scritta dalla Svizzera nel febbraio 1983 dopo la sua evasione dal carcere di Champ Dollon e intercettata e pubblicata da L’Espresso, ringraziava proprio Carpi per il suo impegno.⁹

In sintesi: un comitato dal nome che evoca libertà e diritti umani finì per svolgere, nei fatti, anche una funzione di supporto propagandistico-massonico con Rabajotti che ne ospitava la sede italiana presso il proprio domicilio e Carpi che ne curava i rapporti con la stampa.

4. “Professore” o “umorista”? Due titoli, un solo uomo

Vale la pena notare, per completezza, un piccolo dettaglio che la ricerca ha permesso di chiarire: nella corrispondenza del Comitato Abraham Lincoln, Rabajotti viene chiamato esplicitamente “Prof.”, mentre nel comitato d’onore dell’Accademia dei Bardi è definito “umorista”. La coesistenza dei due titoli, nello stesso periodo e nello stesso ambiente, suggerisce che “professore” fosse più un titolo onorifico o di cortesia che un’effettiva qualifica accademica – un dettaglio che rende ancora più problematica, anziché rafforzarla, l’autorevolezza della sua testimonianza come “figlio spirituale privilegiato” di Padre Pio¹⁰

Un necrologio pubblicato nel marzo 1993 dal giornalino Famiglia Bardigiana (marzo 1993, “La scomparsa del professor Rabajotti” – firmato M.F. – ripubblicato su VALCENOSTORIA: https://www.valcenostoria.it/2026/02/03/anno-1993-il-ricordo-del-professor-bruno-rabajotti/), in occasione della morte del professor Bruno Rabajotti di Bardi, conferma in modo indipendente e diretto – al di fuori di qualunque contesto polemico legato alla vicenda Lefebvre – che questo Rabajotti era “‘devotissimo a Padre Pio che aveva incontrato” . Unito alla coincidenza di indirizzo (l’Hotel Pavone di Bardi) e al titolo di professore (di violino, conseguito realmente).

5. Non solo Lefebvre: il caso del bandito Giuliano

La vicenda Lefebvre non è un episodio isolato nella produzione di Pier Carpi legata a Padre Pio. Secondo quanto riportato da un servizio della Gazzetta del Mezzogiorno (ripreso online nel 2010), lo stesso Carpi sostenne che Padre Pio avrebbe confidato un’altra storia sensazionale: il bandito Salvatore Giuliano avrebbe scritto al frate offrendogli l’incarico di cappellano della propria banda, e si sarebbe persino recato di persona a San Giovanni Rotondo travestito da cappuccino.¹¹

Anche in questo caso ricorre uno schema analogo a quello del racconto su Lefebvre: qualcuno si presenta come depositario esclusivo di una confidenza privata e clamorosa attribuita a Padre Pio. Va detto, per correttezza, che l’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno non presenta questo episodio come un fatto accertato, ma lo inserisce fra le varie ipotesi circolate sulla sorte di Giuliano, riportando il riferimento a Carpi come una delle fonti narrative disponibili, non come una prova storica.

6. Il Grande Oriente d’Italia secondo Carpi

Un ultimo elemento, tratto dall’intervento dello stesso Carpi I mercanti dell’occulto (ottobre 1973), aiuta a definire il suo reale rapporto con l’ambiente massonico.¹² Presentandosi come uno smascheratore di “truffe, trucchi, impostori e fanatici” nel mondo dell’occultismo, Carpi scrive:

“Accanto al fanatico che finge di vedere la Madonna, non possiamo porre Padre Pio da Pietralcina e la sua esperienza mistica e umana. Accanto alle false massonerie, non possiamo mettere la tradizione e la coerenza iniziatica del Grande Oriente d’Italia.”

Il passaggio non equipara Padre Pio al GOI (la struttura argomentativa è comparativa per contrasto, non per equivalenza fra i due ambiti), ma rivela con chiarezza un dato di per sé significativo: già nel 1973, ben prima delle vicende P2 qui documentate, Carpi esprimeva pubblicamente un giudizio nettamente favorevole verso il Grande Oriente d’Italia affiancando il tema a quello del frate del Gargano.¹³

Un’ultima annotazione, utile a inquadrare il personaggio nel suo complesso. Scorrendo la bibliografia completa di Pier Carpi si trovano titoli che, da soli, danno la misura del suo eclettismo sensazionalistico: Le profezie di Papa Giovanni: la storia dell’umanità dal 1935 al 2033 (1976), oppure il romanzo dal titolo quasi parodistico Nel palazzo d’estate quella notte Adolf Hitler strangolò Jacqueline Kennedy (1978), o ancora Rasputin, ultimo profeta (1974), Identikiller (1978) e Il diavolo: i riti, i sabba, gli esorcismi, tutti i segreti e i patti satanici (1988). Un catalogo che conferma, titolo dopo titolo, come la cifra editoriale di Carpi fosse costantemente quella di un genere ibrido fra l’occulto e il complottismo da edicola – lo stesso registro nel quale, secondo quanto ricostruito, nacque anche il racconto sulla “profezia” a Lefebvre.

Conclusioni

Mettendo in fila questi elementi – tutti tratti da fonti primarie (documenti della Commissione P2, corrispondenza d’archivio) o da fonti giornalistiche verificabili – il quadro che emerge non è quello di un semplice “abbaglio” storiografico, ma di un ambiente ben preciso: un intreccio fra un giornalista-scrittore esoterista vicino agli ambienti della P2 (Carpi), un suo stretto sodale dalle frequentazioni variopinte (Rabajotti), un’organizzazione dal nome umanitario-liberale che finì sotto il faro della Commissione Anselmi (Comitato Abraham Lincoln), e un comitato d’onore che mescolava attori, statisti laicisti ed esoteristi (Accademia dei Bardi).

È in questo ambiente, e non in un contesto di rigorosa documentazione ecclesiale o storiografica, che nasce e si diffonde nel 1983 – sedici anni dopo i fatti, e proprio mentre Gelli era ricercato dalla giustizia – la leggenda della “profezia di Padre Pio a Lefebvre”. Un racconto tanto meno credibile quanto più lo si osserva alla luce di chi lo mise per iscritto e di chi ne fu il presunto testimone.



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Note

¹ Sulla prima diffusione pubblica del racconto, attribuito al prof. Bruno Rabajotti e pubblicato da Pier Carpi su La Domenica del Corriere del 23 aprile 1983, e sulla lettera di smentita di Mons. Lefebvre dell’8 agosto 1990, si veda il nostro precedente articolo su questo blog.

² Copertina e sommario del numero de La Domenica del Corriere, 23 aprile 1983, anno 85, n. 17: cfr. l’inserzione bibliografica «La Domenica del Corriere – 23 Aprile 1983 – Padre Pio, Ludwig, Pertini, San Patrignano», Libreria “Il tempo che fu”, disponibile su AbeBooks: https://www.abebooks.co.uk/Domenica-Corriere-Aprile-1983-Padre-Pio/31309641793/bd

³ Camera dei Deputati – Senato della Repubblica, Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia massonica P2 (relatore: Tina Anselmi), Doc. XXIII n. 2, comunicata alle Presidenze delle Camere il 12 luglio 1984, e relativi allegati (Doc. XXIII n. 2-quater, Serie II: “Documentazione raccolta dalla Commissione”, Volume VI, “Loggia P2 e massoneria”). Testo della relazione consultabile su Wikisource: https://it.wikisource.org/wiki/Relazione_della_Commissione_parlamentare_di_inchiesta_sulla_Loggia_P2 — indice degli allegati su archivioantimafia.org: https://www.archivioantimafia.org/p2/commissione_parlamentare/119.%20Indici.pdf

⁴ Nessuna condanna a carico di Pier Carpi risulta dalla voce biografica a lui dedicata su Wikipedia, che pure ne documenta l’iscrizione alla loggia P2 (tessera Reggio Emilia n. 14): https://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Carpi

⁵ Richiesta di decreto di controllo corrispondenza, Comando Carabinieri – Procura della Repubblica di Reggio Emilia, prot. n. 011900/7 del 27 agosto 1983, e documento analogo indirizzato alla Procura della Repubblica (Dr. E. Bevilacqua, Procuratore), entrambi allegati alla Relazione Anselmi (Doc. XXIII n. 2-quater, Volume VI, “Loggia P2 e massoneria”).

⁶ Carta intestata e lettera dell’Accademia dei Bardi, presidente Bruno Rabajotti, datata 5 aprile 1982, riprodotta a p. 209 degli allegati alla Relazione Anselmi (IX Legislatura, Camera dei Deputati – Senato della Repubblica, “Disegni di legge e relazioni – Documenti”).

⁷ Lettera del Comitato Internazionale di Solidarietà “Abraham Lincoln” (sede: Riva Caccia 1e, 6902 Lugano) al Prefetto di Reggio Emilia, dott. Augusto Isgrò, datata 28 marzo 1982, Allegato n. 4 agli atti della Commissione P2 (p. 207).

⁸ Sulla distribuzione degli opuscoli Fratellanza massonica e sulla loro destinazione quasi esclusiva a iscritti alla P2, cfr. Roberto Curti, “Pier Carpi: The Man Who Would Be Cagliostro”, in Mavericks of Italian Cinema: Eight Unorthodox Filmmakers, 1940s-2000s, McFarland, 2018, pp. 11-27 — disponibile in estratto su Slideshare: https://www.slideshare.net/slideshow/mavericks-of-italian-cinema-roberto-curti/279356473 e su Scribd: https://www.scribd.com/document/475965519/Mavericks-of-Italian-Cinema-Eight-Unorthodox-Filmmakers-1940s-2000s

⁹ Lettera di Licio Gelli a Pier Carpi, febbraio 1983, intercettata e pubblicata da L’Espresso dopo l’evasione di Gelli dal carcere di Champ Dollon (Svizzera); riferimento tratto da Curti, op. cit., p. 20 circa.

¹⁰ Sull’assenza della testimonianza di Rabajotti fra gli atti resi noti della causa di canonizzazione di Padre Pio (16 giugno 2002), cfr. Il Giornale, edizione del 14 giugno 2002.

¹¹ Sulla vicenda del bandito Salvatore Giuliano e della presunta confidenza di Padre Pio a Pier Carpi, cfr. il servizio ripreso dal blog UAAR: https://blog.uaar.it/2010/09/30/padre-pio-diceva-bandito-giuliano-non-e-morto-ucciso-un-sosia/

¹² Pier Carpi, I mercanti dell’occulto, ottobre 1973 (edizione consultata: https://www.fondazionemediterraneo.org/images/_Luc/MARZO_2024/I_LIBRI_DI_FRANCO_ROL_ON_LINE/02.Franco_Rol-UOMO_IMPOSSIBILE_VIII.pdf).

¹³ Sull’origine della loggia P2, cfr. Relazione Anselmi, cit., Capitolo I, “L’origine e la natura” — testo su Wikisource: https://it.wikisource.org/wiki/Relazione_della_Commissione_parlamentare_di_inchiesta_sulla_Loggia_P2 ; per un quadro sintetico dei lavori della Commissione, cfr. anche la voce Wikipedia “Commissione P2”: https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_P2


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