di Luca Fumagalli
Continua con questo articolo la serie dedicata all’approfondimento della parabola umana e letteraria di David Jones (1895-1974), da molti considerato il più grande poeta cattolico del Novecento inglese.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti: prima parte (1895-1900), seconda parte (1901-1909), terza parte (1909-1914), quarta parte (1914-1915), quinta parte (1915-1916), sesta parte (1916-1917), settima parte (1917-1918), ottava parte (1919-1921), nona parte (1921), decima parte (1922), undicesima parte (1922-1924), dodicesima parte (1925).
Dopo essere stato costretto a indossare un paio d’occhiali per correggere la miopia, nell’estate del 1925 Jones fece un’ultima visita a Ditchling, accompagnato da Gill. Dopodiché si ritirò a Londra, dandosi alla frequentazione degli ambienti artistici e facendo la conoscenza di diverse persone interessanti, primo fra tutti Harold Stanley Ede. Quest’ultimo, tra i più perspicaci curatori della Tate Gallery, lo mise in contatto col mercante d’arte Arthur Howell, proprietario della St George Gallery in Hannover Square. Se allestire la mostra di un artista sconosciuto era fuori questione, Howell si offrì almeno di fargli da agente; Jones, volendo evitare di perdere un sostegno così importante, non acconsentì né declinò l’offerta, ma per il momento preferì bussare ad altre porte. Non riuscì a ottenere una personale, tuttavia alcuni suoi lavori vennero esposti in questo periodo in varie gallerie della capitale britannica, ogni volta in occasione di mostre collettive.
In estate passò alcune settimane sull’isola di Caldey per poi spostarsi a Capel-y-ffin. All’amata Petra, con la quale poté finalmente trascorrere un po’ di tempo, regalò un ciondolo di Sant’Elena fatto da lui. Si affezionò anche a un nuovo arrivato, un ragazzo di nome Laurie Cribb, assistente di Gill. Irrimediabilmente segnato dagli orrori della guerra – mentendo sulla sua età, si era arruolato a sedici anni e aveva prestato servizio in Francia e in Grecia – Cribb era ridotto a uno stato d’ansia semi-permanente. Ciononostante era un artista con delle qualità ed eccelleva soprattutto nell’incisione delle lettere. Sebbene nel 1927 avrebbe sposato una giovane dalle spiccate inclinazioni intellettuali, aveva in odio le teorie e le vane speculazioni: per lui l’arte era qualcosa di strettamente legato all’azione e non alle chiacchiere. Questo aspetto del suo carattere e alcuni aneddoti del fronte, come quando raccontò a Jones che, a causa dei piedi gelati, gli furono tagliati gli stivali, tornano in Tra parentesi. La sua ossessione per i muli ha invece eco in Balaam’s Ass.

Jones si trovò molto bene pure con Donald Attwater, anch’egli ex soldato e convertito al cattolicesimo. Appassionato di storia della Chiesa, faceva da segretario a Gill, un incarico che mantenne fino alla sua partenza, nell’agosto del 1926, su insistenza della moglie che voleva risparmiare alla loro figlia, nata da poco, la rigidità dell’inverno gallese.
L’amico più intimo di Jones era però Hague, rampollo di una famiglia anglo-irlandese della upper class che vantava diversi antenati con titoli nobiliari. Sua madre, una poliglotta, aveva insegnato inglese ai figli dello zar; avrebbe desiderato farsi suora, ma un medico le consigliò di sposarsi e così si accasò con un avvocato. Il loro matrimonio, piuttosto burrascoso, terminò con il trasferimento in India del marito e a lei non restò che mandare il piccolo René a studiare ad Ampleforth, nello Yorkshire. Il ragazzo si rivelò presto uno studente talentuoso, ma quando il padre morì e la madre si fece suora, donando tutti i suoi averi ai benedettini, si ritrovò improvvisamente senza un soldo e venne espulso dall’Oriel College. Dopo una parentesi come novizio gesuita, era stato a Caldey a insegnare latino ai monaci e infine era giunto a Capel, dove lavorava in una fattoria di pecore. Nel frattempo si era innamorato di Joan, la figlia minore di Gill. Jones stimava la cultura sconfinata di Hague e i due strinsero un legame forte che durò per tutta la vita.

In ottobre Jones rientrò a Londra e Gill lo accompagnò in Lincoln’s Inn Fields da E. Powys Mathers, autore e traduttore di poesie erotiche. Mathers possedeva alcune illustrazioni di Beardsley ancora inedite che piacquero molto a Jones, e le pareti del suo appartamento erano ricoperte da cartoline pornografiche. Terminata la visita, Gill confidò al compagno che se non fosse stato cattolico, di sicuro sarebbe diventato come Mathers. Al contrario Jones, pur non pudicissimo, trovava disgustosa la pornografia e la tenne sempre fuori dai suoi lavori.
Il Natale lo trascorse a Capel-y-ffin, dove ritornò in primavera per dipingere come mai prima. Negli acquarelli del 1926, specie in The Waterfall, Afon Honddu Fach, la frantumazione prospettica si associa alla giustapposizione di forme discontinue. Se fino a quel momento la sua produzione era stata più o meno derivativa, prendendo spunto da diversi stili, Jones sembrava adesso muoversi verso un apparente disordine, analogo a quello descritto da Alfred Daniel in un articolo dedicato alle innovazioni musicali introdotte da Bach. Tutto questo, come ebbe modo di ricordare più avanti, inaugurò «una direzione abbastanza riconoscibile» nella sua opera. Quasi a mo’ di rito di passaggio, bruciò i dipinti e i disegni fatti prima del 1925. Il gesto plateale dimostra almeno due cose, ossia come Jones fosse fortemente critico nei confronti della propria opera e che, nel medesimo tempo, si sentiva giunto a un punto di svolta della carriera.

Per la maggior parte dei successivi sei mesi lavorò a casa, dipingendo acquarelli che, sebbene siano in un certo senso un piccolo passo indietro rispetto all’evoluzione dell’ultimo periodo, svelano un ottimo bilanciamento tra senso del volume e libertà (come dimostra, ad esempio, The Town Garden). Quando non lavorava, visitava musei, librerie e cinema. Tra gli amici con cui era solito accompagnarsi vi era ovviamente Hague. A febbraio il ragazzo si era trasferito a Holborn e lavorava come commesso presso un rivenditore cattolico di libri. Appassionato distributista, Jones lo accompagnava alle riunioni della Lega al Devereaux pub, in Essex Street, vestendosi da dandy benché nessuno di loro avesse il becco di un quattrino.
Della vecchia guardia incontrava spesso Medworth, mentre Hawkins, che nel frattempo si era sposato, era andato a vivere all’estero. Si vedeva anche con Poulter e con un altro loro ex commilitone, Harry Cook, destinato purtroppo a morire suicida. Quando Poulter era ritornato dalla Russia, aveva trovato moglie e ora lavorava per le ferrovie; è grazie a lui se Jones si avvicinò all’unico romanzo russo che mai lesse, I fratelli Karamazov, traendone tra l’altro suggestioni per la sua poesia.
Più in generale manteneva legami con la Society of Wood Engravers e con i dominicani di Londra. Per il loro periodico, il «Blackfriars», scrisse a luglio il suo primo articolo post-bellico, intitolato Beauty in the Catholic Churches.

La principale occupazione di Jones nei primi mesi del 1926 fu la creazione di tredici incisioni commissionategli da Gibbings per illustrare un’edizione a tiratura limitata del Libro di Giona. L’esito finale è a dir poco stupefacente, vicinissimo alle opere di Gill e di gran lunga migliore di qualsiasi lavoro analogo realizzato in precedenza grazie alle simmetrie simboliche e a una matura gestione degli spazi. Come scrive Dilworth, «si tratta di un connubio di forma lineare e unità spaziale che avrebbe caratterizzato i suoi successivi libri illustrati e The Anathemata, rendendolo l’unico poema non narrativo e formalmente unito della stagione modernista. Pertanto il Libro di Giona di Jones merita uno spazio importante nella storia della letteratura contemporanea». L’affinità con Gill è il motivo principale per cui le incisioni, col passare del tempo, presero a essere detestate dal loro artefice.
Durante una visita a Capel, Jones conobbe Douglas Cleverdon, un giovane bibliofilo di Bristol con l’ambizione di ampliare il mercato dei volumi d’arte. Jones andava occasionalmente a trovarlo nella sua libreria e proprio lì, un giorno, rivede Stanley Morison, figura di spicco della Lanston Monotype Corporation, che aveva già incrociato a Ditchling nel 1923. Fu quest’ultimo, un convertito al cattolicesimo e tra i più grandi progettisti tipografici del secolo, a indirizzare Gill verso la creazione di quei caratteri per cui ancora oggi è ricordato…
L’approfondimento della vita e dell’opera di David Jones continua nei prossimi articoli della serie.


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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da T. Dilworth, David Jones Unabridged: The online version of David Jones Engraver, Soldier, Painter, Poet (https://windsor.scholarsportal.info/omp/index.php/digital-press/catalog/book/204?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQ1R2ZUFDb1VxNHY4bWdyanNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4yVa3owUWyA3LiUSifxZAT5W2XFqZ6dphwE_QpUu6rFWvISXBwUW6tgOnLmA_aem_X9s9EggFxpEN0b8Mo1pgDw). La foto di copertina ritrae Jones nel 1926.
