L’8 luglio la Santa Chiesa ricorda i santi Aquila e Priscilla (diminutivo di Prisca), ricordati da s. Luca negli Atti degli Apostoli (VIII, 2 e 18) e da s. Paolo nelle sue lettere (1Cor. XVI, 19; Rom. XVI, 3-5; 2Tim. IV, 19).

Già cristiani (frutto della predicazione romana di s. Pietro?) quando nel 51 d.C. incontrarono s. Paolo, col quale condividevano il mestiere di fabbricanti e venditori di tende, i due coniugi furono ospiti e collaboratori dello stesso Apostolo delle Genti e un importante sussidio per tutta la Chiesa nascente.

La loro abitazione a Roma (Rom. XVI, 3-5) come a Efeso (1Cor. XVI, 19) fungevano da «chiesa domestica»: nei primi tempi, non avendo i fedeli edifici speciali per celebrare i divini misteri, i Cristiani solevano radunarsi nelle case private, e qui assistere al santo sacrificio, comunicarsi, celebrare gli altri sacramenti e pregare.

Come risulta dalla loro menzione nella seconda lettera a Timoteo, durante la persecuzione neroniana, si trovavano ad Efeso. Qui, o comunque nell’Asia minore, passarono all’eternità in un anno imprecisato. Sebbene, soprattutto in Oriente, li si voglia martiri, il Martirologio Romano tace il tipo di morte e i Bollandisti propendono per la morte naturale.

Un loro bell’elogio lo fece s. Giovanni Crisostomo (Hom. XXX in Ep. ad Rom., PG, LX, coll. 664-65):

«Anche chi è unito in matrimonio può essere mirabile e nobile. Ecco, anche costoro, uniti in matrimonio, erano assai illustri, sebbene il loro mestiere non fosse splendido: erano infatti artigiani della fabbricazione di tende. Tuttavia la virtù copriva ogni cosa e li rendeva più splendenti del sole; né il mestiere né il matrimonio recavano loro danno, ma mostravano quell’amore che Cristo richiede, poiché Egli dice: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). E mostrarono proprio quel segno che contraddistingue il discepolo: presero la croce e seguirono Cristo. Infatti, coloro che fecero questo per Paolo, mostrarono una forza d’animo molto maggiore per Cristo. Ascoltino questo sia i poveri che i ricchi. Se infatti coloro che si procurano il cibo con le proprie mani e gestiscono una bottega hanno mostrato una tale generosità da essere utili a moltissime Chiese, quale scusa avranno i ricchi che disprezzano i poveri? Quelli non risparmiarono nemmeno il proprio sangue per piacere a Dio, tu invece risparmi modeste somme di denaro, disprezzando spesso la tua stessa anima. Ma forse essi erano tali solo verso il maestro, e non verso i discepoli? Questo non si può dire, poiché egli afferma: «Le Chiese delle nazioni rendono loro grazie». Sebbene fossero Giudei, credevano con tale sincerità da servire anche i pagani con totale prontezza. Così devono essere le donne: non con capelli intrecciati, né con oro o vesti sontuose (1 Tim 2,9), ma adornate di buone azioni. Dimmi, ti prego, quale regina mai splendette così come Priscilla? Quale donna è così celebrata come la moglie del fabbricante di tende? Essa è sulla bocca di tutti, non per dieci o vent’anni, ma fino al secondo avvento di Cristo; e tutti la lodano per quelle qualità che la adornano più di un diadema regale. Cosa infatti vi può essere di più grande o di pari a colei che fu d’aiuto a Paolo e che con i suoi pericoli salvò il maestro del mondo? Considera quante regine sono passate sotto silenzio, mentre la moglie del fabbricante di tende è celebrata ovunque insieme a suo marito; in tutto il mondo illuminato dal sole questa donna viene lodata. Persiani, Sciti, Traci e coloro che abitano le terre più remote cantano la sapienza di questa donna e la proclamano beata. Quante ricchezze, quanti diademi, quante porpore non getteresti via volentieri per acquistare una tale testimonianza? Né si potrebbe dire che essi furono così generosi nei pericoli e nel donare denaro, ma che non si curarono della predicazione; infatti proprio per questo Paolo li chiama “cooperatori” e “collaboratori”. E quello strumento eletto non si vergogna di chiamare una donna sua collaboratrice, anzi se ne gloria, poiché non guarda al sesso, ma incorona l’intenzione. Cosa c’è di pari a questo ornamento? Dove sono ora le vostre ricchezze che vi circondano da ogni parte? Dove la cura del volto e gli ornamenti? Dove la vana gloria? Impara l’ornamento della donna: non quello posto attorno al corpo, ma quello che adorna l’anima e non viene mai deposto, che non si ripone in uno scrigno, ma nei cieli. Guarda alla loro fatica riguardo alla predicazione, alla corona del martirio, alla liberalità nel denaro, all’affetto verso Paolo, all’amore verso Cristo. Confronta con queste cose il tuo zelo per il denaro, la tua lotta con le meretrici, la tua contesa per un filo d’erba, e allora vedrai chi erano loro e chi sei tu. Anzi, non limitarti a confrontare, ma imita questa donna: deposto il fardello del fieno – cioè il costo dei vestiti – ricevi l’ornamento celeste e impara da dove Priscilla e coloro che erano con lei siano diventati tali. Da dove lo sono diventati? Per due anni ospitarono Paolo; e quel biennio cosa non avrà operato nella loro anima? «Cosa farò dunque io», dirai, «che non ho Paolo?» Se vorrai, lo avrai in modo ancora più pieno di loro; infatti non fu la vista di Paolo a renderli tali, ma le parole di Paolo. Pertanto, se vorrai, avrai Paolo, Pietro, Giovanni e tutto il coro dei profeti insieme agli apostoli che converseranno frequentemente con te. Prendi i libri di quei beati, leggi frequentemente le loro scritture, ed essi potranno renderti tale quale era la moglie del fabbricante di tende»


Seguite Radio Spada su: