Nota di RS: riceviamo dall’amico e lettore Marco Tuccillo e volentieri pubblichiamo (Piergiorgio Seveso)

Chi non conosce la figura del leggendario Robin Hood? Tra romanzi, adattamenti cinematografici, cartoni animati e interpretazioni di vario genere, è sicuramente uno degli eroi popolari dell’epoca medievale piu’ famosi di sempre. Le versioni di Robin Hood, Robert di Locksley, sono tra le più varie come se ognuna si adattasse perfettamente alla persona che vi si approccia, questo il vero successo dell’amore che i più nutrono per tale leggenda.

Eppure, in pochi sanno che vi è una profonda radice religiosa, cristiana e cattolica, nelle prime ballate dedicate al romantico fuorilegge Robin Hood. L’opera di fedeltà verso Riccardo Cuor di Leone, di giustizia per gli oppressi dalla tirannia, di carità per i bisognosi, di scherno e ripicca verso la corruzione ecclesiastica e della nobiltà, ne fanno un condottiero di una crociata locale in quell’antica Inghilterra ancora in comunione con Roma e il Papa.

Riprendendo quelle vecchie ballate, da poco citate, sappiamo con certezza che Robin Hood fosse profondamente legato alla Beata Vergine Maria, quasi a considerarla “l’unica donna della sua vita”. Il legame con la madonna, noto anche nella “Ballata del Cavallo Bianco” di G.K. Chesterton inerente all’apparizione di costei a Re Alfredo, potrebbe essere un rimando alla “Signora del Bosco” (facente parte delle leggende precristiane a testimonia di un ipotetico sincretismo evoluto nella spiritualità anglocattolica legata profondamente al culto mariano) e quindi al sincero amore di Robin nei confronti della terra e della natura, del Creato. L’esempio sopravvissuto fino a noi è quello di “A Gest Of Robyn Hode” (scritto in versi poetici del tardo medio inglese) riporta nel suo quarto “Fytte” (tradotto “sezione”), in merito ad un accordo dubbio che lascia il principe dei ladri a fare i conti con i propri rimorsi: “Robin Hood è ancora preoccupato che la Vergine Maria sia arrabbiata con lui, dato che il Cavaliere non si è ancora fatto vivo. Little John dice a Robin di non preoccuparsi, il Monaco ha portato i soldi; viene dalla sua abbazia. Robin non si consola. “Era la mia garanzia per un prestito che ho fatto al Cavaliere”, dice. Rivolgendosi al Monaco, Robin chiede di vedere l’argento, se l’ha portato lui. Il Monaco impreca contro Robin, dicendo di non sapere nulla di questo prestito.

Robin Hood ribatte: “Dio è giusto, e lo è anche la Vergine Maria, la colpa è tua; sei il suo servo e il suo messaggero”. “Quanti soldi porti?”, chiede Robin Hood al Monaco. “Venti marchi d’argento”, risponde lui. Robin ordina a Little John di controllare i bagagli del Monaco.

Dopo aver esposto il contenuto della borsa del Monaco, Little John torna di corsa da Robin Hood. La Vergine Maria ha raddoppiato il tuo denaro, dichiara. Robin è euforico. Tutti brindano in suo onore.” Quello riportato è solo uno dei tanti esempi che testimoniano tale lettura della leggenda di Robin Hood, ancora oggi molto cara ai cattolici. Non è un caso che i cattolici inglesi, ormai dissidenti dopo la riforma anglicana, venivano etichettati con il termine dispregiativo di “Robin Hood” (e solo successivamente “papisti”) per indicare coloro che erano fedeli alla vecchia religione e al di fuori della legge. Con il passare degli anni la figura del “Principe dei Ladri” è stata modificata e adattata allo scorrere del tempo, come un continuo aggiornamento che però non oscura le origini cattoliche della leggenda, anzi, le rafforza nel continuo tentativo di ricercare i primordi di tale mito.

Contestualizzando Robin Hood al tempo odierno, possiamo sicuramente sintetizzare la sua figura come la resistenza di un popolo, quello inglese e britannico, che con il suo arco lungo in frassino combatte contro l’ingiustizia e nella conciliazione della preghiera implora e spera di non vedere la sua terra e il suo popolo in rovina. Una parabola perfettamente attribuibile ai cattolici inglesi e di tutto il mondo

Fonte immagine: Pixabay (free use)

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