«Il diavolo, quando dice la menzogna, parla del suo,
perché è bugiardo e padre di quella»
Gv. 8, 44

Dal Rituale Romano, libro liturgico contenente i riti per l’amministrazione di sacramenti e sacramentali, promulgato da Paolo V il 16 giugno, estraiamo questa autorevole raccomandazione che Santa Madre Chiesa preponeva al rito di esorcismo degli ossessi dal demonio:

«L’esorcista stia attento a non perdersi in un profluvio di parole o in interrogazioni superflue o curiose, specialmente riguardanti cose future e occulte che non pertengono al suo ufficio; ma ordini allo spirito immondo di tacere e di rispondere soltanto alle domande che gli vengono poste. Neppure gli si creda se il demonio simula di essere l’anima di qualche santo, di un defunto o un angelo buono. Le interrogazioni veramente necessarie sono ad esempio: sul numero e sul nome degli spiriti che ossessionano, sul tempo in cui sono entrati, sulla causa e su altre cose di questo genere. L’esorcista poi freni o disprezzi le altre frottole, risate e sciocchezze del demonio, e ammonisca i presenti – che devono essere pochi – di non curarsi di queste cose e di non interrogare essi stessi l’ossesso, ma piuttosto di pregare Dio per lui con umiltà e insistenza» (ed. 1916, p. 393)

Questa norma ecclesiastica (che ci sembra disattesa quando si dà credito e si diffondono le “rivelazioni” del demonio X e dell’indemoniato Y) riflette l’atteggiamento del Signore (Mc 1,23-26, 34; Lc 4,33-35, 41.) e degli Apostoli (e.g. S. Paolo che libera la pitonessa) che minacciavano, imponevano il silenzio e scacciavano i demoni anche quando questi affermavano cose vere.



Seguite Radio Spada su: