San Luca nel menzionare le donne che assistevano Gesù pone al primo posto «Μαρία ἡ καλουμένη Μαγδαληνή» (VIII, 2), cioè «Maria quella che era chiamata Magdalena». Solitamente l’appellativo «Magdalena/Maddalena» si è interpretato e si interpreta come «originaria di Migdal (in aramaico Magdala)», città della Galilea fra Cafarnao e Tiberiade. Tuttavia i Padri e commentatori antichi, così come pure l’esegesi moderna, considerano il soprannome come onorifico, collegato al significato di migdal/magdal.
Origene
«Molte erano le donne che allora attendevano Gesù, ma in particolare ne sono menzionate alcune, quasi fossero state a guardare con maggiore attenzione, a servire con più dedizione e a seguire con più fedeltà. Tra queste vi era Maria chiamata Maddalena, appellativo che più si addice all’interpretazione del nome della sua patria, la quale è chiamata Magdala. Quel luogo infatti si interpreta come “grandezza”. E questa Maria era “Maddalena” cioè resa grande per nessun altro motivo se non perché aveva seguito Gesù, lo aveva servito e aveva contemplato il mistero della sua passione» (Commentaria in Matthaeum 141, PG 13, 1795)
San Girolamo
«Si valuti quale maestra sia [s. Paola di Roma], laddove tali sono le discepole! Rida pure forse il lettore incredulo del mio soffermarmi nelle lodi di donnicciole; ma se egli si ricorderà delle sante donne compagne del Signore Salvatore, le quali lo servivano con i loro beni, e delle tre Marie che stavano davanti alla croce, e in particolare di Maria Maddalena – che per la sua assiduità e l’ardore della fede ricevette il nome di “turrita” [da migdàl, torre in ebraico] e meritò per prima, prima degli Apostoli, di vedere Cristo risorto -, condannerà piuttosto sé stesso per la propria superbia, anziché noi per sciocchezza. Noi giudichiamo le virtù non dal sesso, ma dall’animo, e riteniamo gloria maggiore il disprezzo della nobiltà e delle ricchezze» (Ep. 127 ad Principiam, 5, PL 22, 1090)
Sant’Alberto Magno
«”Maddalena” invece si interpreta “turrita”, poiché come una torre solidissima salva i penitenti con il suo esempio. Nel Cantico dei Cantici (4, 4) si legge: “La torre di Davide è edificata con bastioni, mille scudi pendono da essa, ogni armatura di uomini forti“. Davide infatti, che si interpreta come “forte di mano”, è anch’egli esempio per i penitenti. La sua torre è il presidio dei penitenti, che possiede come bastioni le amarezze dei penitenti, le parti della penitenza e gli esempi dei penitenti stessi. L’armatura degli uomini forti sono invece le virtù di coloro che compiono degni frutti di penitenza. In questo, infatti, si adempie il nome del Signore Gesù, ossia che egli “salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Nei Proverbi (18, 10) è scritto: “Torre fortissima è il nome del Signore: ad essa corre il giusto e sarà innalzato“» (In Luc. VIII, 2, in Alberti Magni opera omnia, vol. 22, Parisiis, 1894, p. 523)
Sant’Antonio di Padova
«Nella Maddalena – così chiamata dal castello di Magdalo, che si interpreta come “torre” – è figurata l’umiltà della mente, che si innalza verso l’alto come una torre proprio mentre considera se stessa come un nulla. Da cui Giacomo dice: “Il fratello umile si glori nella sua esaltazione”, poiché proprio laddove viene umiliato, da lì viene esaltato. Di questa torre si dice nella Genesi che Giacobbe piantò la sua tenda oltre la torre del gregge. Nella torre è indicata l’umiltà, nel gregge la pura semplicità. Giacobbe, cioè l’uomo giusto, pianta la tenda della sua vita – in cui combatte, poiché la vita dell’uomo sulla terra è una milizia – oltre la torre del gregge, poiché egli si mantiene saldo nell’umiltà, che è madre della pura semplicità. E si noti che dice “oltre la torre” e non “nella torre”, perché l’uomo giusto, finché vive quaggiù, ha di sé un’opinione inferiore rispetto a ciò che è in realtà. Perciò riguardo alla Maddalena, Giovanni dice: “Maria stava fuori, vicino al sepolcro, e piangeva”. Mentre dunque piangeva, si chinò e guardò dentro il sepolcro, e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno alla testa e l’altro ai piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù» (Sermo in Pascha Domini, in Sermones et in solemnitatibus, 1895, p. 122)
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