di Red.
Il testo che segue è un estratto tratto dall’articolo “Y a-t-il une Église conciliaire?” (“Esiste una Chiesa conciliare?”), a firma di Mons. Bernard Tissier de Mallerais, uno dei quattro vescovi consacrati nel 1988 da Mons. Marcel Lefebvre per la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Il testo è stato pubblicato originariamente sulla rivista Le Sel de la Terre, n° 85 (estate 2013), ed è oggi consultabile online sul sito La Porte Latine, portale ufficiale della FSSPX in Francia.
Si tratta di un testo teologico-polemico che riprende ed esplicita la nota espressione “Chiesa conciliare”, usata per la prima volta da Mons. Giovanni Benelli, sostituto della Segreteria di Stato di Paolo VI, in una lettera del 25 giugno 1976 indirizzata a Mons. Lefebvre.
Nelle sezioni precedenti l’autore definisce filosoficamente la “Chiesa conciliare” come una società “distinta” dalla Chiesa cattolica per fine (l’unità del genere umano anziché la salvezza eterna) pur condividendone gerarchia e fedeli, respinge le letture che la riducono a mero “spirito” modernista o a semplice “infermità” spirituale, ne distingue l’appartenenza formale (consapevole, propria di gran parte della gerarchia) da quella meramente materiale (per conformismo, propria della massa dei fedeli), ne ricostruisce la genesi storica facendola risalire a un disegno massonico ottocentesco, la qualifica – richiamando Mons. Lefebvre e padre Calmel – come una realtà dotata di nuovi dogmi, sacerdozio, culto e istituzioni, ne rintraccia la “canonizzazione” giuridica nel nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983, e ne descrive infine i metodi di sussistenza, dalla persecuzione dei sacerdoti tradizionali fino all’uso di ambiguità dottrinali e al lassismo morale.
Non appartenere alla Chiesa conciliare è una grazia e una testimonianza provvidenziale
Beati coloro che non fanno parte di questa «comunione dei profani», che ne sono provvidenzialmente esclusi o minacciati di esclusione! Felice relegazione o felice derelizione! La vocazione della Fraternità sacerdotale San Pio X, sin dalla sua erezione da parte della Chiesa cattolica nel 1970 e dal decreto di lode che l’ha onorata nel 1971, non è mai stata quella di ricevere le benedizioni e i riconoscimenti di questa Chiesa conciliare! Era senza dubbio necessario che questa società sacerdotale, con tutta la famiglia della Tradizione, fosse come la fiaccola accesa e che non si mette sotto il moggio conciliare, ma sul candelabro della gogna, affinché illumini tutti coloro che sono nella casa di Dio. Era probabilmente preferibile, secondo le vie della Provvidenza, che questa parte sana della Chiesa, divenuta, come il divin Maestro, pietra di scandalo, pietra rigettata dai costruttori della dis-società ecclesiale conciliare, diventasse la pietra angolare e la chiave di volta [31] della cattedrale cattolica indistruttibile. La nostra testimonianza inflessibile verso la vera Chiesa di Gesù Cristo, verso il sacerdozio e la regalità di Cristo sacerdote e re esige senza dubbio, da parte della Chiesa conciliare, l’esclusione e l’ostracismo pronunciati contro di noi e contro ciò che rappresentiamo. Ma così come san Giuseppe nel suo esilio in Egitto portava il Bambino Gesù e la sua divina Madre, che costituivano il germe della Chiesa, così, nel suo esilio, la famiglia della Tradizione porta in sé la Chiesa, senza avere forse l’esclusiva di questa gloriosa funzione, ma avendone il midollo e il cuore, l’integrità e l’incorruzione. Essa porta di conseguenza in sé il pontefice romano, nel quale il successore di Pietro si libererà un giorno da una lunga prigionia [32] e uscirà dal sonno delle sue grandi illusioni, per proclamare come un tempo il primo papa a Cesarea di Filippo rivolto al suo Maestro: «Tu es Christus, Filius Dei vivi!»
Da ciò, se siamo complicati, rimpiangeremo di essere privati della comunione conciliare o della sua apparenza di comunione ecclesiale e saremo infelici e inquieti, sempre in cerca di una soluzione. Se invece abbiamo una fede e una semplicità da bambini, cercheremo semplicemente quale testimonianza rendere alla fede cattolica. E troveremo: è anzitutto la testimonianza della nostra esistenza, della nostra permanenza, della nostra stabilità, insieme a quella della nostra professione di fede cattolica integrale e del nostro rifiuto degli errori e delle riforme conciliari. Una testimonianza è assoluta. Se rendo testimonianza alla messa cattolica, a Cristo Re, devo astenermi dalle messe e dalle dottrine conciliari. È come il grano d’incenso agli idoli: è un solo grano o niente affatto. Dunque è «niente affatto». E poi questa testimonianza comporta anche la persecuzione, il che è normale da parte dei nemici di questa fede, che vogliono ridurre la nostra opposizione diametrale alla nuova religione, e ciò finché piacerà a Dio che essi perseverino nei loro disegni perversi. Non è forse Dio stesso a porre questa inimicizia tra la stirpe del diavolo e i figli di Maria? Inimicitias ponam!
Allora, non appena, nel raccoglimento dell’orazione, si è percepita questa vocazione propria che è la nostra, adattata da Dio alla crisi attuale, vi si acconsente in perfetta rettitudine e grande pace: rettitudine incapace di avere qualsiasi complicità con il nemico, pace senza amarezza. Vi si corre, vi si balza e si esclama come santa Teresa del Bambino Gesù: «Nella Chiesa mia Madre, ho trovato la mia vocazione!» E si chiede alla santa magnanima: «Ottenetemi la grazia di avere nella Chiesa e per la Chiesa un’anima da martire o almeno da confessore della fede!»
- Vedi 1 Pt 2, 6-8. [↩]
- «Ed ecco che un angelo del Signore apparve, e una luce brillò nella stanza; e l’angelo, toccando Pietro al fianco, lo svegliò, dicendo: Alzati in fretta (Surge velociter). E le catene caddero dalle sue mani» At 12, 7. [↩]

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Foto in evidenza da: https://sspx.org/en/news/bishop-bernard-tissier-mallerais-why-i-love-society-48437
