Volentieri pubblichiamo questa traduzione realizzata a partire da un articolo del Bollettino 23 (maggio 2025) della Société des Apôtres de Jésus et Marie. Sul tema degli scismatici orientali rimandiamo inoltre agli approfondimenti presenti in Parole chiare sulla Chiesa.


A causa del nostro apostolato nei paesi dell’Europa centrale, siamo chiamati a frequentare e incontrare numerosi cristiani di rito orientale; non è raro, d’altronde, che in alcuni paesi occidentali, soprattutto nelle Americhe, o in occasione delle vacanze, alcuni fedeli legati alla Tradizione cattolica partecipino alle liturgie orientali per sfuggire alla confusione del Novus Ordo.

Ci vengono poste spesso domande di questo tipo: «C’è questa chiesa “ortodossa”, posso andarci se non c’è la Messa tradizionale?» Oppure: «Non hanno la stessa liturgia che abbiamo noi, non posso parteciparvi, vero?»

Cerchiamo quindi, nel modo più conciso possibile, di rispondere a queste domande…

Una questione di termini

Cominciamo con il chiarire o definire alcuni dei termini che useremo.

Innanzitutto, dovremmo diffidare del termine “ortodosso”, che faremmo bene a non usare; tuttavia, lo tollereremo in quest’articolo, poiché è il termine comunemente utilizzato… Questo termine si riferisce solitamente ai cristiani che si separarono dalla Chiesa cattolica con lo scisma di Costantinopoli del 1054.

Il termine «rito», che useremo spesso, indica, in termini semplificati, il modo in cui viene compiuta un’azione liturgica. Si parla di rito della Messa per indicare il modo in cui viene celebrata la Messa. Lo useremo qui in senso generale, cioè il modo di celebrare o di amministrare i sacramenti; quindi, quando parleremo di rito greco, ci riferiremo al modo di celebrare la Messa, di amministrare i sacramenti e di recitare la preghiera ufficiale della Chiesa greca, che è diversa da quella dei nostri sacerdoti «latini».

I riti orientali in sé

La maggior parte dei cattolici occidentali è a conoscenza dell’esistenza dei riti «orientali» e dei cristiani presenti in Medio Oriente, in particolare in Terra Santa, in Libano e in Armenia, ma anche nell’Europa centrale e orientale, regioni spesso segnate da storie tragiche e dai tristi avvenimenti che si svolgono sotto i nostri occhi. Spesso ci riferiamo a questi cristiani, almeno a quelli in Europa e ad alcuni in Oriente, definendoli «ortodossi».

Va innanzitutto osservato che esistono diversi riti e gruppi di cristiani di rito «orientale». Questi riti, almeno nella loro essenza e nella loro antichità, sono di per sé cattolici. Nel cristianesimo esistono altri riti oltre al rito latino al quale assistiamo abitualmente: anch’essi risalgono agli apostoli e sono stati utilizzati per secoli dai cristiani di quei paesi. I missionari che partivano per evangelizzare i paesi rimasti pagani vi portarono il loro rito: così, proprio come i missionari romani hanno portato nei paesi occidentali il rito romano, allo stesso modo i missionari partiti dal mondo greco hanno portato il loro rito nella maggior parte dei paesi slavi, in particolare in Russia, Ucraina, Romania e in molti paesi dei Balcani.

Questa diversità di riti è positiva? Sì, ci dicono i papi! Si tratta di riti venerabili, che, come il nostro, traggono origine dalla liturgia degli apostoli; riti che sono stati santificati, ordinati o perfezionati da grandi santi, come san Giovanni Crisostomo o San Basilio… Questi diversi riti esprimono in modi diversi, ma ugualmente validi, la stessa fede cattolica, come diversi ornamenti che adornano la Chiesa. Questi riti orientali brillano spesso per la loro estrema solennità esteriore e perché sono molto poetici; sono di per sé più adatti alla mentalità e alle usanze orientali, ma contengono molte cose che possono alimentare anche la vita spirituale di noi occidentali…

Cattolici o scismatici?

Questi riti sono quindi di per sé buoni, e potremmo fermarci qui se il diavolo non avesse complicato le cose.

Per una serie di ragioni complesse, sia religiose che politiche e umane, interi rami del cristianesimo si sono separati dall’unica vera Chiesa, la Chiesa cattolica. La sventura dello scisma o dell’eresia ha separato ampie parti di questi cristianesimi orientali [dalla Chiesa Cattolica]. Essi hanno poi mantenuto la propria liturgia (aggiungendo talvolta elementi che non erano più cattolici). Queste liturgie orientali, che erano cattoliche in sé, venivano quindi celebrate sia dai cattolici che dai cristiani separati dalla Chiesa cattolica.

La più importante di queste separazioni fu quella della Chiesa greca (la cui sede era a Costantinopoli), la quale, senza cadere – almeno non ufficialmente – nell’eresia [ndr: la caduta nell’eresia arrivò presto], si separò dalla Chiesa cattolica e rivendicò il nome di «ortodossa», cioè «colei che possiede la vera fede» … Questo scisma si estese poi alla maggior parte dei paesi che questa Chiesa aveva evangelizzato.

Tuttavia, non tutti i cristiani di rito orientale si sono separati dalla Chiesa: alcuni sono sempre rimasti cattolici, mentre altri, dopo diversi secoli di scisma, sono tornati all’unica vera Chiesa, la Chiesa cattolica. In Ucraina, ad esempio, ci sono cristiani di rito bizantino che sono cattolici, e altri che seguono lo stesso rito, ma sono scismatici, cioè separati dalla Chiesa.

E allora, che dire della Messa “ortodossa”?

Sulla base delle spiegazioni che abbiamo appena fornito, volutamente molto concise, possiamo ora rispondere alle domande che ci hanno spinti a scrivere queste righe.

Non è mai lecito per un cattolico partecipare attivamente a un culto che non sia cattolico (canone 1258 del Codice del 1917). Si tratta di una legge della Chiesa di facile comprensione: Dio può essere veramente onorato solo nella Chiesa cattolica, e partecipare al culto non cattolico significa, in un certo senso, aderire a questa falsa religione. Naturalmente, solo Dio può giudicare le intenzioni delle persone che appartengono a queste false religioni, ma oggettivamente, senza tenere conto del segreto dei cuori, questo culto non onora veramente Dio.

Ai cattolici non è quindi mai permesso partecipare attivamente a una Messa celebrata dagli «ortodossi», vale a dire dai cristiani separati dalla Chiesa cattolica.

D’altra parte, è lecito partecipare alla Messa dei cristiani di rito «orientale» che sono cattolici, soggetti alla Chiesa cattolica e al Papa.

Ma attenzione! Questi cattolici di rito orientale non hanno necessariamente modificato la liturgia dopo il Concilio Vaticano II (alcuni lo hanno fatto, purtroppo), ma alcuni hanno cambiato la loro dottrina e aderito ad errori modernisti e liberali. Non è automatico che, dove la liturgia è corretta, anche la dottrina lo sia…

È quindi necessario ben informarsi in anticipo e assicurarsi che questi cristiani siano cattolici; altrimenti, finiremmo per passare da Scilla a Cariddi, evitando la Nuova Messa ma partecipando a una Messa per non cattolici… In caso di dubbio, la cosa migliore è chiedere a un sacerdote veramente tradizionale.


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