A fini di studio e approfondimento presentiamo ai lettori questa pagina di esegesi biblica , ricordando che la via maestra per avvicinare ogni uomo a Cristo è quella che unisce verità e carità, dottrina e misericordia.
«Il re Erode mise mano a maltrattare alcuni della Chiesa.
Fece morir di spada Giacomo, fratello di Giovanni»
(Act. XII, 1-2)
di Cornelio a Lapide S.I. [1]
Perché proprio Giacomo prima degli altri Apostoli?
Primo, perché questo Giacomo, fratello maggiore di Giovanni, era uno dei tre Apostoli principali e dunque una delle colonne della Chiesa.
Secondo, perché, come dicono S. Giovanni Crisostomo e Teofilatto nel cap. 17 di S. Matteo, questo Giacomo, come «Boanerges», cioè figlio del tuono, nella predicazione del Vangelo era ardente come un fulmine, e terribile e grave per i Giudei, quasi un tuono, confutando i Giudei e il giudaismo; e perciò fu richiesto da loro per essere messo a morte.
Terzo, perché, celebre per aver visitato la Spagna e illustre per la gloria delle imprese compiute, attirava su di sé gli occhi di tutti, e in particolare perché aveva convertito a Cristo due famosi magi, Fileto ed Ermogene. Forse anche i Giudei, che in gran numero allora vivevano in Spagna, offesi dalla sua predicazione e dalle sue imprese, avevano inviato lettere ai loro [correligionari] di Gerusalemme affinché togliessero Giacomo di mezzo.[2]
Infine, è probabile che la maggior parte degli altri Apostoli fossero assenti da Gerusalemme, o meglio che fossero partiti per le loro province, sicché Erode non poté catturarli.
Erode uccise Giacomo sia per conciliarsi maggiormente i Giudei, sia perché era un grandissimo amante del Giudaismo che S. Giacomo combatteva. Infatti Flavio Giuseppe nelle Antichità Giudaiche dice: “Risiedeva volentieri in Gerusalemme; vi abitò in modo costante; scrupolosamente osservava le tradizioni del suo popolo; non trascurava alcun rito di purificazione, e per lui non passava giorno senza il sacrificio prescritto”[3].
- Cornelio a Lapide S.I. (latinizzazione di Cornelis Cornelissen van den Steen; 1567–1637), è stato un celebre esegeta fiammingo. Professore di Scrittura prima a Lovanio e poi a Roma, è noto principalmente per la sua monumentale opera di commento a quasi tutti i libri della Bibbia (fatta eccezione per i Salmi e il Libro di Giobbe). I suoi commentari, che fondono rigore filologico, dottrina patristica e afflato omiletico, godettero di una straordinaria diffusione e sono tuttora considerati un caposaldo dell’esegesi cattolica della Controriforma. Sul blog abbiamo pubblicato alcuni estratti della sua opera esegetica. ↩︎
- La notizia della predicazione spagnola di San Giacomo Maggiore, sulla cui autenticità non c’è concordia fra gli autori cattolici, è comunque accolta dal Breviario Romano: «Partito poi per la Spagna, vi convertì alcuni a Cristo; di questi in seguito san Pietro ne ordinò sette vescovi e li inviò per primi in Spagna». Ad essa è legata la storia della Apparizione della Madonna del Pilar a Saragozza. Checché ne sia della verità dell’attività apostolica di San Giacomo in Spagna, gli scavi archeologici effettuati a Compostela negli anni 1878-79 e 1946-59 hanno confermato l’autenticità della sua sepoltura in loco. La qualcosa fu solennemente proclamata anche da Leone XIII il 1° novembre 1884 con la lettera apostolica “Deus omnipotens”. ↩︎
- Ant. 19, 331 ↩︎



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