Uno dei grandi benefici materiali apportati dal Cristianesimo (Religione del Dio che si è fatto carne) alla civiltà umana è la cura dei malati con l’istituzione degli ospedali. Di quest’opera fu particolarmente benemerito San Camillo de Lellis (Bucchianico, 25 maggio 1550 – Roma, 14 luglio 1614), Sacerdote e Confessore, Fondatore dei Chierici Regolari ministri degli infermi. Di seguito riportiamo alcuni passi della lettera decretale «Misericordiae studium» con cui Benedetto XIV, il 29 giugno 1746, gli decretava gli onori dei santi.


BENEDETTO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
a perpetua memoria dell’evento

Lo zelo della misericordia, raccomandato dal precetto del nostro Padre Celeste, distingue i discepoli di Cristo e i figli della Chiesa da tutti gli altri seguaci delle umane società, in modo tale che coloro che avranno amore gli uni per gli altri siano riconosciuti come coloro che hanno appreso una dottrina superiore a ogni conoscenza, e che appartengono veramente al Regno del Figlio di Dio. Questa legge di carità non fu scolpita nei cuori di pietra degli Israeliti, né trasmessa in eredità alla stirpe levitica, né attribuita alla stirpe di Aronne insieme alla prerogativa del Sacerdozio, ma fu infusa soavemente e copiosamente nei cuori dei Fedeli per mezzo dello Spirito Santo; e così come rese il forestiero Samaritano prossimo per il giudeo morente, allo stesso modo ha congiunto tra loro tutte le nazioni della Terra con il vincolo della fraternità. Per mezzo di questo spirito di amore si è veramente rinnovata la faccia della Terra, mentre il genere umano, ferito dalle piaghe dei peccati e delle conseguenti pene, ha cominciato a considerare questa valle di lacrime non più come un luogo di esilio e di supplizio, ma come una palestra di carità e un albergo di beata peregrinazione; e le umane infermità, rese ormai comuni tra le membra di un solo Corpo, sono diventate per coloro che soffrono espiazione dei peccati e causa di salvezza eterna, mentre a coloro che soffrono con loro hanno recato un aumento di meriti e la fiducia di ottenere per se stessi quella misericordia che avranno prestato agli altri.

Riempito dal Cielo di questo spirito, nel secolo scorso il beato Camillo de Lellis prese su di sé la pia cura di tutti i disgraziati, ma specialmente dei malati; e spinto dalla carità di Cristo, assunse come proprio compito quello di abbracciare e sollevare con affetto più che paterno e fraterno coloro che non erano a lui legati da alcun vincolo di patria o di sangue. Anzi, vedendo che non poteva assistere ovunque tutti coloro che si trovavano nella tribolazione, né estendere la sua opera e il suo zelo oltre il corso prestabilito della sua vita per le generazioni future, propagando negli altri il fervore del suo stesso spirito e obbligandoli con un perenne vincolo di carità e con il proposito del Voto Religioso, affidò e raccomandò per sempre la cura spirituale e temporale degli infermi. Poiché è risultato evidente che le virtù di questo Beato Uomo sono giunte al culmine della perfezione, che la ragione umana e le forze della natura non possono raggiungere da sole, e poiché Dio Onnipotente si è degnato di magnificare la sua santità al cospetto dei figli degli uomini con l’adempimento di illustri miracoli; Noi meritamente, da questa Cattedra di San Pietro, con l’assenso e il consenso dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, nonché dei Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi della Curia Romana riuniti in gran numero, proponiamo il beato Camillo alla Chiesa universale affinché sia colto e venerato, ai popoli Fedeli affinché sia invocato, e a tutti affinché sia imitato, e lo proclamiamo con il tenore della presente Lettera

È meraviglioso quanta utilità, sia per i corpi che per le anime, sia derivata soprattutto a uomini di ogni ordine e grado da questa nuova scuola di carità [l’Ordine dei Ministri degli Infermi]. I malati non dovettero più soffrire, in aggiunta alle sofferenze delle malattie, la tristezza della solitudine e dell’abbandono. Coloro che erano gravati dalle colpe della vita passata non temettero più di affrontare il pericolo della morte imminente senza l’espiazione dei peccati. L’avversario del genere umano, che circonda con rabbia infestante i poveri mortali travagliati negli ultimi istanti, non li trovò più impreparati e privi della forza dei Sacramenti ricevuti, o sprovvisti del conforto e del sussidio delle esortazioni dei Fedeli. Fu restituita la pulizia negli ospedali, alleggerite le fatiche dei servitori, e i pastori d’anime furono ovunque aiutati e sollevati nelle loro ansie, cure e sollecitudini; tanto che non ci si deve affatto meravigliare se, in così breve spazio di tempo, tante case di questo Istituto siano state erette in tutta l’Italia, in Sicilia e in altre province più remote, e successivamente nelle regioni dell’intera Europa, con il plauso dei cittadini e l’appoggio dei Vescovi. In esse vigoreggia, con grande frutto ed utilità dei popoli, lo spirito di eccelsa carità diffuso e propagato da Camillo nei suoi figli e discepoli. Lo stesso fondatore e promotore di un’opera così salutare non solo adempì con assoluta esattezza tutte le leggi della perfezione cristiana che aveva trasmesso agli altri, ma specialmente quella che è la pienezza della Legge: l’amore. Di questo amore ci è stato dato di riconoscere, dai certissimi documenti raccolti sulla sua vita e sulle sue gesta, tanto la sublimità e la profondità, quanto la larghezza e la lunghezza. Una carità certamente sublime, che procedendo da Dio e a Dio stesso riferendosi, guardava a tutte le cose create – che per gli altri sogliono essere fomite di disordinato desiderio – unicamente come argomenti di pietà verso Dio o come occasioni per esercitare la misericordia verso il prossimo. Da ciò derivava che, traendo ogni giorno nuovi incitamenti ad amare e lodare il Creatore da tutte le cose che si presentavano ai suoi sensi, e concependo nuove fiamme di carità, scoppiava ripetutamente, non senza lacrime, in continui discorsi su Dio e in flagrantissimi atti di Divino Amore; e il suo cuore ardeva di tanto calore che talvolta emetteva una luce visibile raggiante dal suo volto. E tuttavia, gemendo perché si riconosceva impari a diligere come merita l’infinita bontà, avrebbe voluto che gli fossero date infinite anime da impiegare interamente nell’amore di Dio. Acceso da questo desiderio, si accostava ai laboriosi ministeri da prestare al prossimo con tale spirito da offrire, secondo le sue forze, un ossequio a Dio Onnipotente, che egli vedeva nei poveri; e da questo pensiero non distoglieva mai la mente e il cuore. Pertanto, conducendo sulla terra una vita quasi celeste, talvolta fu visto, attraverso mirabili estasi, del tutto estraniato dai sensi e con tutto il corpo elevato e sospeso in aria, mescolarsi al consorzio degli spiriti beati. Onde, con il loro aiuto e protezione, sfuggì mirabilmente a molti pericoli della vita; e per testimonianza di San Filippo Neri fu accertato che gli Angeli apparvero accanto ai suoi compagni mentre assistevano gli infermi …

Chi si ammalava in tutta la Città senza che Camillo si ammalasse con lui per un sentimento di commiserazione? Verso chi non accorreva, o per essere presente egli stesso servendo e consolando fino alla fine, o per portare il desiderato aiuto per mezzo dei confratelli mandati in sua vece? Chi trovò oppresso dall’indigenza, prostrato dalla malattia o terrorizzato dal troppo timore della morte, a cui non abbia conferito i giusti sussidi del corpo e dell’anima, sollevandolo nella fiducia della salvezza eterna? Chi trovò irretito dai vizi e dai peccati, o ignorante dei misteri e dei dogmi della Religione, che non si sia studiato di ricondurre al proposito di una vita migliore nel seno della Divina bontà, o che non abbia istruito nella dottrina della Fede e nella legge del Signore? Consta persino che alcuni eretici, colpiti dalla malattia nella Città [di Roma], conquistati dalla carità e dalla gentilezza di Camillo e illuminati dalle sue istruzioni ed esortazioni, con l’aiuto della grazia Divina siano stati restituiti alla Chiesa Cattolica

Infine, giunto questo giorno consacrato al martirio dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, nel più splendido giubilo della Chiesa Romana, mentre avanzavano in preghiera tutti gli ordini del Clero Secolare e Regolare, e seguivano gli Ufficiali e i Ministri della Nostra Aula e della Curia, circondati da una foltissima corona di consacerdoti, ci siamo recati in solenne rito di supplica in Vaticano, presso la sacra memoria del Beatissimo Principe degli Apostoli. Lì, essendoci state presentate nuovamente dal diletto Figlio Nostro Gioacchino Portocarrero, Cardinale Presbitero del Titolo dei Santi Quattro Coronati, le preghiere e le suppliche dei suddetti Supremi Principi, dei Grandi, delle Chiese e della Congregazione dei Chierici Regolari; e dopo aver invocato con gemiti il nome di Dio, a lode della Santa e Indivisa Trinità, a gloria della Chiesa Trionfante e a consolazione e presidio di quella Militante, con l’autorità del Signor Nostro Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, e con l’assenso e il consiglio della Fraternità radunata, abbiamo pronunciato e definito che il suddetto Camillo de Lellis, Sacerdote della Diocesi di Chieti e Fondatore della Congregazione dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi – della cui eccellente Fede, carità e altre Virtù in grado eroico, nonché dei Miracoli operati da Dio per sua intercessione, pienamente constava e consta – è Santo, e abbiamo ordinato che da tutti sia ritenuto e venerato come Santo, nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

Esulti dunque la Santa Chiesa di Dio e si rallegri nel Signore, il Quale, secondo le Sue promesse, conserva e alimenta in essa lo spirito di santità e di amore. Siano spronati i Fedeli a seguire le preclare vestigia di questo Santo, per meritare di essere aiutati dai suoi suffragi; egli infatti, poiché in quel Regno di Beatitudine nel quale non entra né lutto né dolore non ha più nessuno a cui prestare i consueti uffici della sua misericordia, si studierà volentieri di sollevare con la sua intercessione Noi, che qui siamo posti in così grandi angustie e calamità, e di stornare da noi i flagelli della divina indignazione.

Sanctissimi Domini Nostri Benedicti Papae XIV Bullarium, Tomus II, Romae, 1754 pp. 46-52.



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