Tantissimi sono gli episodi avventurosi nella vita di san Paolo. Fra questi vi è la liberazione della pitonessa. Il fatto avvenne a Filippi, in Macedonia, verso l’anno 50 d.C. e così ci viene raccontato da san Luca, testimone oculare, negli Atti degli Apostoli al cap. XVI:
Avvenne poi che andando noi alla preghiera una serva che aveva lo spirito di Pitone ci venne incontro. Essa procurava molto guadagno ai suoi padroni col fare l’indovina. Costei, seguitando Paolo e noi, gridava: «Questi uomini sono servi di Dio Altissimo, che v’annunziano la via della salvezza». E ciò faceva per molti giorni. Or Paolo, annoiatone, rivoltosi, disse allo spirito: «In nome di Gesù Cristo, t’ingiungo di uscire da lei». E sull’istante se ne andò.
Commenta Cornelio a Lapide[1]:
HABENTEM SPIRITUM PYTHONEM. Il Siro [la versione siriaca] ha “uno spirito di divinazione”; Gaetano e Ugo dicono “un demone familiare, anzi, ossessionante”, )poiché Paolo lo espulse da lei) il quale emetteva oracoli sul futuro. Apollo, infatti, fu soprannominato “Pizio” o dal drago Pitone, che uccise a Delo, o da pýthesthai , cioè “consultare”, per il fatto di dare risposte e oracoli. Da ciò quello spirito, dal quale erano ispirati coloro che predicevano il futuro, cominciò a essere chiamato Pitone. Da lì erano chiamati anche pýthioi coloro che venivano inviati a Delfi per consultare gli oracoli, i quali ricevevano pubblicamente i viveri insieme ai re e mangiavano insieme, come testimonia Erodoto nel libro VI.
ISTI HOMINES SERVI DEI EXCELSI SUNT. Non dice “di Gesù Cristo”, perché questo nome gli è odioso, in quanto lo ha spogliato del suo regno. Il demonio disse questo attraverso la fanciulla o perché costretto da Dio (così Beda, la Glossa, Ugo e Dionigi), oppure spontaneamente, affinché con questa arte attirasse a sé più persone, quasi fosse uno spirito divino in quanto indicava e lodava i servi di Dio (così san Giovanni Crisostomo, Ecumenio, Lirano e Gaetano). San Giovanni Crisostomo aggiunge che lo faceva per conciliarsi Paolo adulandolo, affinché non lo espellesse dalla fanciulla, e per solleticarlo lodandolo, incitandolo alla vana gloria. Tuttavia, la causa principale sembra dover essere cercata dall’esito degli eventi [l’arresto di Paolo]: poiché il demonio, sagacissimo, lo prevedeva, così, maliziosissimo, voleva procurarlo. Prevedeva infatti che Paolo non avrebbe tollerato queste sue grida e che lo avrebbe espulso; ed egli si sarebbe ritirato volentieri affinché i padroni della pitonessa, ormai privati del loro guadagno derivante dalla divinazione, si accendessero d’ira contro Paolo per maltrattarlo duramente o ucciderlo. Il diavolo cercava infatti la testa di Paolo per impedire la sua predicazione e la conversione dei Gentili. E così accadde: infatti Paolo fu da loro catturato, flagellato e incarcerato. Sapeva bene che, se avesse fatto perdere Paolo, avrebbe mandato in rovina moltissime persone.
DOLENS AUTEM PAULUS. Dolente sia per la miseria della fanciulla, sia per l’inganno del diavolo che, divinando, attirava i popoli a sé e alle arti magiche. In greco, al posto di “addolorato” c’è diaponetheís , cioè “sopportando a malincuore” e “indignandosi”; Erasmo traduce con “affetto da tedio”. Paolo non volle ricevere questa lode e questa testimonianza dal diavolo, sia per dimostrare che egli è il padre della menzogna e che dice il vero solo per essere creduto in seguito quando mente, sia per dimostrare che ogni comunicazione con il diavolo ci è interdetta. “Infatti i suoi benefici sono più nocivi di tutte le ferite”, dice san Leone nel sermone 19 sulla Passione. “Mentre infatti concede benefici, nuoce maggiormente”, dice sant’Agostino nel libro VIII de La città di Dio al capitolo XXIV.
La storia continua con l’arresto di san Paolo. Ma di questo parleremo un’altra volta.
- Commentaria in Scripturam sacram, t. XVII, Parisiis, 1877, pp. 310-311. ↩︎

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