di Sant’Andrea di Creta [1]
Anna portò in grembo la figlia donata da Dio come caparra della promessa, e la partorì dopo la sterilità, avendola ottenuta con le preghiere; colei che fu capace di generare Dio, fattosi manifestissimo agli uomini al di sopra di ogni capacità della mente umana e vissuto in mezzo a loro. È altrettanto giusto che colei che ha generato un simile germoglio sia innalzata con le massime lodi e accolta con divine acclamazioni. Sembra dunque che la stanza di Anna sia come un talamo intitolato al nome di due insigni donne, vale a dire della madre e della figlia, delle quali l’una è stata appena liberata dal disonore della sterilità, l’altra invece, poco dopo, partorirà in modo ineffabile Gesù, fatto simile a noi per opera divina. A buon diritto, dunque, avendo ricevuto il dono divino, Anna, con l’animo esultante di gioia, esclama a gran voce per essere udita da tutti: “Rallegratevi con me che ho generato dal grembo sterile il germoglio della promessa e ho nutrito con le mie mammelle il frutto della benedizione, come era nei miei voti. Ho deposto la triste veste della sterilità e ho ricevuto il lieto indumento della fecondità. Si rallegri oggi con me quella celebre Anna, rivale di Fenenna, e accompagni con applausi l’incredibile miracolo che è toccato anche a me con un simile esempio. Conduca danze anche Sara, sussultando nella sua vecchiaia, e dia la sua approvazione al mio concepimento, essendo stata rimossa la sterilità. Siano presenti insieme anche le altre donne sterili che non hanno partorito figli, ed esaltino con me il dono della divina beneficenza, con il quale il Signore si è degnato di visitarmi in modo mirabile. Dica ogni madre che ha partorito figli: ‘Ha concesso quanto richiesto a coloro che imploravano, e ha aperto le porte del grembo sterile; benedetto Colui che ha largito la porta e il frutto da un seme infecondo, cioè la sua stessa eccellentissima madre secondo la carne, il cui utero divenne davvero un cielo, dal momento che Colui che non può essere contenuto in alcun luogo ha posto in esso la sua dimora’”. Sciogliamo dunque anche noi lodi consonanti a queste a colei che un tempo era chiamata sterile, e ora invece è diventata madre del talamo verginale. Diciamo a lei, diciamo insieme alle sacre pagine: “Quanto è felice la casa di Davide da cui sei discesa! Quanto è felice il tuo grembo nel quale Dio ha fabbricato l’arca della santificazione, quella cioè che avrebbe concepito Lui stesso senza seme! Sei veramente beata, e tre volte beata, tu che, colmata di divini doni, hai partorito la fanciulla Maria: parlo di quel grande nome da onorare con ogni lode e ogni onore, dalla quale è sbocciato Cristo, fiore della vita, della quale sia la crescita è gloriosa, sia il parto è illustrissimo. Ci congratuliamo con te anche noi, o beatissima, poiché hai generato la speranza di noi tutti, la prole donata e promessa divinamente. Sei davvero beata, e beato il frutto del tuo grembo! Per mezzo tuo le donne che non avevano mai generato concepiscono una prole e diventano feconde dopo una lunga sterilità. La lingua dei fedeli esalta il tuo germoglio e ogni discorso, con animi esultanti, loda il tuo parto”. È infatti degno, e sommamente degno, celebrare con voci augurali colei che per disegno della divina Provvidenza è stata ritenuta degna del responso dell’oracolo celeste, colei che ci ha generato un tale e così grande frutto, dal quale è sorto il dolce Gesù, più dolce di ogni dolcezza, tutto desiderabile e supremo desiderabile tra tutte le cose desiderabili. Stabiliamo che vivremo sotto la sua ombra e che moriremo sotto le sue ali. Egli è senza dubbio colui che la legge e i profeti preannunciarono, Cristo Gesù, che è Dio, è Grazia, è Verità, e che venne a salvare i peccatori e a richiamare tutti all’antica nobiltà della stirpe.
Oratio I in Nativitatem Beatae Mariae Virginis, PG 97, 841-844.
- «Nacque a Damasco nel 660, e fu monaco e membro dei clero di Gerusalemme. L’anno 685 fu mandato in missione a Costantinopoli, dove divenne diacono di Santa Sofia ed occupo diverse cariche. Nel 700 ca. fu eletto vescovo di Gortina, metropoli di Creta, ove nel 712 ebbe la debolezza di sottoscrivere la condanna dei concilio ecumenico VI, per compiacere l’imperatore Filippico Bardane. Ma quasi subito riconobbe il suo fallo e si diede a difendere le sacre immagini, opponendosi energicamente alia politica iconoclastica di Leone Isaurico. Mori a Erisso, nell’isola di Lesbo, non nel 720, come si e creduto, ma il 4 luglio 740» (F. Caraffa in Bibliotheca Sanctorum, vol. I, Roma, 1961, 1442.) ↩︎

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