di Piergiorgio Seveso

Ora che la tempesta mediatica legata alle consacrazioni episcopali della FSSPX, sembra lentamente placarsi (pur con qualche inevitabile e spesso eccentrico strascico) e tutti sembrano correre verso la terra promessa delle vacanze qualcuno potrebbe davvero pensare che in fondo ci si trovi di fronte ad eventi di ordinaria (o quasi ordinaria) amministrazione.

Un gruppo religioso “di frangia”, una scheggia come l’ha definita il sulfureo Melloni, è stato sanzionato dalle autorità competenti per aver rotto la cosiddetta “comunione ecclesiale”,  un “padre” (Prevost) che non ha capito e ha tirato qualche manrovescio pedagogico ad un figlio riottoso ma innocente per qualche presunta marachella. Gli altri figli, novelli Caino, Giuda, Iago, Svarto e Macbeth sono accorsi in soccorso del “punitore”, benedicendo quelle provvidenziali “percosse” e giurando e spergiurando di essere “buoni e bravi”, pronti ad aspirare a tutele e premi per chi tradisce e oblia la Buona battaglia, in vista di un meramente possibile strapuntino di agibilità ecclesiale, di un qualche altare periferico  o del famoso “quarto d’ora di celebrità”.

Ignorano forse che la paternità prevostiana, in questo caso, è sostanzialmente quella di Saturno e che chi oggi crede di «aver avuto salva la vita» potrebbe un domani perderla proprio in virtù di quella lettera apostolica, di franca e inequivocabile crudezza, di cui abbiamo celebrato il quinto anniversario qualche giorno fa: Traditionis custodes. Un documento il cui titolo significa letteralmente «Custodi della tradizione», ma nel quale il termine latino custodes, con una lettura più libera e retorica, potrebbe evocare anche dei «carcerieri» della tradizione.

Qualcuno potrebbe quindi davvero pensare che sia successo questo e quindi voltare pagina, disperdendo la propria attenzione in mille rivoli inutili. In realtà i fatti del 2 luglio (giorno del Delitto, non il primo luglio) mostrano una solare e scioccante verità, ovvero che la Chiesa cattolica giace in una abissale e vertiginosa crisi di autorità e di legittimità, in cui il Depositum fidei viene quotidianamente adulterato, eroso, annacquato se va bene, avvelenato se va male, la prassi sacramentale sostituita da una realtà surrettizia e sviante, la struttura della Chiesa e la sua posizione nel mondo progressivamente ed irrevocabilmente manomessa e malformata.

Tutto questo avviene sub specie auctoritatis ovvero sotto l’apparenza dell’Autorità: ogni tentativo di inceppare quest’ultima attraverso dilazioni, cavillazioni o parziali concessioni si rivela in ultima analisi infruttuoso ed esiziale. Viviamo quindi in quello che è oggettivamente e per tutti lo “stato di eccezione”, uno stato fattuale e non dichiarato proprio perché la fonte dell’autodistruzione e della annichilazione che dovrebbe essere invece fonte di unità di regime e di prosperità sociale, risiede nella Rocca.

Educare quotidianamente i fedeli, i cattolici resistenti, nella pietà e nella cultura, a convivere in piena attenzione, in forza pugnace e in assoluta chiarezza con lo stato generale di sospensione delle norme e della normalità ecclesiale è e sarà compito precipuo dei media cattolici integrali che non hanno incensato i nuovi Vitelli d’oro.

Un compito immane da portare avanti con passione quotidiana (senza soluzione di continuità), senza debolezze pietistiche o privatistiche, senza deviazioni millenaristiche, senza edulcorazioni da sagrestia. Cercheremo di esserne all’altezza, facendoci largo in uno stagno di cantastorie allucinati, paggi fuori tempo massimo e comari prestate alla sacra dottrina.

Sancta Maria, decor montis Carmeli, ora pro nobis.


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