di Piergiorgio Seveso

Che nelle nostre terre faccia caldo è indubitabile: siamo in estate. Che faccia molto caldo, è altrettanto indubitabile. A  Milano siamo stati sotto un cappa di calore per quasi due mesi, appena scalfita in questi giorni da lievi brezze serali.

Che faccia ecclesialmente caldo, è indiscutibile. L’evento spezza-storia del primo luglio 2026 ha infranto molte maschere e spazzato l’aia del web tradizionalismo come un uragano estivo. Ovviamente il tutto in un contesto genericamente periferico ma come è abbastanza perspicuo, dopo la sovversione conciliare vaticanosecondista, il centro è diventato assoluta e marginale periferia, agli occhi del mondo distratto ed impermeabile ai grandi veri.

Quali sono gli errori più banali che si possono fare in questi frangenti? Il primo è quasi un’esigenza dello spirito: “abbassare i toni”.
I toni non vanno abbassati, tornando ad un routinario e oleografico parrocchismo (o cappellismo) di nicchia: i toni vanno qualitativamente modulati, colpendo storture, contraddizioni e strabismo delle “gerarchie neomoderniste”. In un parola smascherare ogni giorno, nell’esercizio quotidiano della fede romana, la “banalità del male” del neomodernismo imperante e strabordante. Questi anni ci hanno insegnato che chi urla di più e più sguaiatamente spesso ha cose meno efficaci e meno vere da dire: gli strepiti, i proclami infiammati, gli appelli irrevocabili, gli anatemi da bar (o da osteria come amo dire) spesso nascondono il pressapochismo e la teologia della scuola “radio Elettra” di molti commentatori da pulpito via web. Questi amboni di vergogna dove questi leoni spelacchiati ruggiscono somigliano più a dei palcoscenici da fiera dove irretire le piccole masse “cristiane” con giochi di prestigio o piccole mostruosità da freaks del tradizionlismo. I toni dunque vanno tenuti al punto giusto, anche per spiegare che niente è come prima, niente può essere come prima, niente (umanamente parlando ma lasciando ampio credito e margine d’azione alla Provvidenza) sarà più come prima. Una sana apologetica saprà riunire la conferma e l’amplificazione delle grande verità (dottrinali e disciplinari) della Chiesa, adeguandole all’eccezionalità e all’unicità dei tempi correnti.

Lasciare che i morti seppelliscano i morti” del conservatorismo e del pizzocentrismo degenere sarà certamente un altra linea d’azione da percorrere e senza ripensamenti (sul modello della moglie di Lot o di Euridice): non abbiamo tempo da perdere con gente che imbratta carte e tastiere con errori frusti, con teologie piegate ad una voluttuosa cupidigia di servilismo, non abbiamo bisogno di chi vorrebbe attardarci con polemiche sterili, mentre si spalancano davanti a noi le vaste e selvatiche praterie della teologia romana e delle eccezionalità necessitanti.

Nessun rimpianto” per benefici, per le comode e accomodanti nicchie, per le piccole aree ombrose e polverose di grigiore “ecclesiale” che spesso sono state sfruttate, un poco machiavellicamente, per la “salus animarum” ovvero per la prosecuzione della “missio catholica” e conseguentemente nessun rimpianto, nessuna lacrima sprecata, nessun piagnisteo per i piccoli dispetti e per le piccole vendette del  “clero costituzionale e patriottico” che incensa ogni giorno la dea Cibele di Dignitatis humanae.

Non vogliamo la libertà religiosa”, siamo nella Libertà della Chiesa di proclamare la Verità tutta intera, senza manomissioni o silenzi interessati dal più infimo e decoroso garage, dalla più squallida delle lavanderie, dal più acconcio salotto o dall’umida grotta ove si celebra la Messa romana, conserviamo una dignità sovrana e suprema che nessun Duomo o Cattedrale, invasi oggi da dottrine ora addolcite, ora disumane, potrà mai conoscere oggi.

Tra l’Ostensorio e la Tiara”: sciorinate queste piccole ma motivanti evidenze, il resto viene da sé: dalla politica della Riconquista alla cultura dell’Integralità, dalle grandi innovazioni tecnologiche alla militanza controrivoluzionaria, tutto trae forza, grazia e vigore da questi grandi luminari. Se la Terra infatti è contaminata e marcescente per gli errori e le male passioni degli uomini, il cielo delle stelle illumina anche la notte più oscura.

Corredemptrix humani generis, ora pro nobis.


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