di Red.

Articolo scritto a partire dall’intervento di Denyse O’Leary, pubblicato originariamente su Mind Matters e Bioethics e Science&Culture.

Su Big Think, l’astrofisico teorico Ethan Siegel ha recentemente spiegato quali sarebbero i quattro miti che spingono i “comuni mortali” come noi ad abbandonare la scienza. Nello specifico, si offre di “sfatare i quattro miti più comuni che i sostenitori ideologici – il cui obiettivo è ingannare sulla verità scientifica – sfruttano per seminare dubbi sul sapere autentico”.

L’approccio di Siegel alla discussione pubblica sulla scienza è piuttosto comune: lo scienziato esaltato che si rivolge dall’alto verso il basso alle masse ignoranti. Tuttavia, l’autore ha avuto la sfortuna di pubblicare questo intervento proprio subito dopo la diffusione del “diario” di Anthony Fauci – un archivio di oltre mille pagine di documenti governativi ufficiali. I commentatori stanno ancora esaminando attentamente queste carte, ma quanto emerso finora è già sufficiente per smontare le tesi di Siegel punto per punto.

I quattro miti sotto la lente della realtà

1) Il miraggio di una scienza pura e priva di influenze economiche

Il primo mito affrontato da Siegel riguarda il legame tra scienza e denaro. Secondo l’astrofisico, sebbene sia ovvio che la ricerca scientifica possa essere condotta solo in presenza di finanziamenti economici, ciò non implica un pregiudizio intrinseco verso l’ottenimento di un risultato specifico. Anzi, a suo dire, è nell’interesse di tutti che la ricerca venga condotta in modo etico e scrupoloso.

Tuttavia, che le cose siano andate in modo “etico e scrupoloso” negli ultimi anni è tutt’altro che evidente. I Twitter Files, ad esempio, hanno rivelato una situazione molto diversa nei rapporti dell’industria farmaceutica. Oggi che stiamo iniziando a fare luce su queste dinamiche, l’espressione “etico e scrupoloso” appare decisamente fuori luogo.

2) L’illusione dell’indipendenza dall’opinione e dalla politica

Il secondo punto di Siegel si basa sull’idea che la scienza non sia guidata dall’opinione pubblica. L’astrofisico sostiene che alla scienza non importi in generale ciò che gli esseri umani credono. A sostegno di ciò, porta come esempio il dibattito sull’origine del Covid-19, affermando che molte persone ritengono ancora che il virus sia sfuggito da un laboratorio nonostante vi sia una “schiacciante evidenza scientifica di un’origine naturale scritta nel genoma stesso”.

La realtà dei fatti, però, racconta un’altra storia. Oggi sappiamo che ben 9 dei 12 massimi esperti originari consultati da Fauci ritenevano probabile l’ipotesi del laboratorio. Si trattava di un’ipotesi del tutto ragionevole date le caratteristiche insolite del virus, che corrispondevano proprio a quelle ricercate nei laboratori di Wuhan. Eppure, quell’origine era politicamente sgradita e fu rapidamente bollata come complottismo attraverso i media tradizionali. I governi occidentali, che avevano finanziato esperimenti rischiosi sui virus, non volevano che la cosa emergesse. Quello di Siegel è l’esempio perfetto di come si distrugga la fiducia dei cittadini: si costruisce una narrazione politica forzando i fatti scientifici e poi, quando le acque si calmano, arrivano i documenti a far crollare il castello di carte.

3) La pretesa che gli scienziati non cerchino il potere

Siegel contesta poi il mito secondo cui la scienza vada oltre i semplici fatti per imporre dogmi. A suo dire, gli scienziati non danno raccomandazioni o linee guida perché hanno una sete di potere o il desiderio di dirci cosa fare, ma solo perché sono gli unici a sapere cosa vada fatto e quali interventi siano efficaci per raggiungere tali obiettivi.

A giudicare dai continui cambi di direttiva della gestione pandemica, l’idea che certi esperti si considerino figure quasi infallibili è evidente. È difficile leggere gli estratti del diario di Fauci senza percepire la sensazione di un uomo che si vedeva al centro del mondo, costantemente concentrato su come la stampa parlasse di lui. Certamente la colpa non è stata solo sua: i media tradizionali hanno trovato un ruolo molto appagante nel fare la “polizia del pensiero”, difendendo l’ortodossia scientifica del momento. Negli ultimi anni, la scienza istituzionale è diventata qualcosa di molto diverso dalla descrizione idealizzata e neutrale offerta da Siegel.

4) La favola di una scienza che accetta sempre il confronto

Infine, Siegel sostiene che la scienza sia aperta e immune alle sfide dogmatiche, affermando che la comunità scientifica non solo accetta i dibattiti, ma addirittura “accoglie il confronto e ci si alimenta”, purché le sfide abbiano basi legittime.

Si tratta di un’affermazione che si scontra frontalmente con l’esperienza recente. Chiunque abbia osservato il trattamento riservato agli scienziati che proponevano dati scomodi o approcci alternativi farà molta fatica a credere a questa narrazione idilliaca. Basti ricordare come i vertici delle istituzioni sanitarie americane abbiano collaborato attivamente con la stampa per screditare e distruggere la reputazione dei prestigiosi scienziati firmatari della Great Barrington Declaration*. Non c’è stato alcun dibattito aperto, solo censura ed emarginazione.

Conclusione

Se vogliamo trovare una nota positiva, il saggio di Siegel su Big Think ottiene un risultato, seppur involontario: offre un eccellente identikit di quegli atteggiamenti mentali, paternalistici e distanti dalla realtà, che devono radicalmente cambiare se si vuole davvero ricostruire e migliorare la fiducia del pubblico nella scienza.

*La Dichiarazione di Great Barrington (Great Barrington Declaration) è un documento redatto e firmato il 4 ottobre 2020 presso la sede dell’American Institute for Economic Research (AIER) a Great Barrington, nel Massachusetts. Ideata da tre epidemiologi di spicco – Dr. Martin Kulldorff (Harvard), Dr. Sunetra Gupta (Oxford) e Dr. Jay Bhattacharya (Stanford) – la dichiarazione proponeva un approccio alternativo alla gestione della pandemia di COVID-19, ponendosi in netto contrasto con le politiche di lockdown universali adottate dalla maggior parte dei governi mondiali.


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