di San Roberto Bellarmino

In questo giorno felicissimo e luminosissimo, avendo compiuto egregiamente il percorso della vita, la Vergine beatissima meritò finalmente di sentirsi dire dal Signore: «Ormai l’inverno è passato, la pioggia è cessata e se n’è andata; sorgi, amica mia, e vieni» (Ct 2, 10-11). In verità, o ascoltatori, io sono convinto che a questa parola il cuore di Maria non fu turbato come un tempo all’annuncio dell’Angelo, ma chiaramente si sciolse. Ma chi mai potrà comprendere, con la parola o con il pensiero, quale gioia fu quella quando vide suo Figlio venire a lei accompagnato da tutti gli ordini degli Angeli, e quando nelle sue clementissime e benignissime mani esalò sicura e lieta quel santissimo spirito, e quando infine, muovendosi tutta la Gerusalemme celeste incontro alla sua Regina, ella stessa, appoggiandosi al suo Diletto, traboccante di delizie, avvolta in una veste dorata e circondata di varietà, come una colonna di fumo dal deserto di questo mondo, tra le acclamazioni degli Apostoli e gli applausi degli angeli, mentre fuggivano le potestà dell’aria ed esultavano dignitosamente gli elementi del mondo, salì alle regioni celesti? Ma forse soltanto l’anima di Maria volò in cielo? E che cosa ne fu infine di quel corpo santissimo? Dove giace, dove si nasconde, quale luogo possiede quel tesoro? Spiegherò brevemente questo, ottimi ascoltatori, e porrò fine al mio discorso. Il nostro liberatore e affrancatore, Cristo, poiché era il Re e Signore della Gerusalemme celeste, introdusse contemporaneamente il corpo e l’anima nel regno dei cieli; e non diversamente dobbiamo pensare e parlare della Madre stessa del Re e Signora del mondo. Senza dubbio il Figlio di Dio, dopo la morte della sua beatissima Madre, non permise che quel corpo giacesse a lungo separato nel sepolcro, ma per un privilegio singolare dopo poco tempo lo richiamò alla vita e lo elevò alla gloria. Né infatti conveniva che vedesse la corruzione il corpo di colei la cui anima non aveva visto la corruzione. E chi, vi prego, potrebbe credere che l’arca della santità, la dimora del Verbo, il tempio dello Spirito Santo sia andato in rovina? Il mio animo inorridisce al solo pensare che quella carne verginale che generò, partorì, nutrì e portò Dio sia stata convertita in cenere o data in cibo ai vermi. E come potrebbe accadere che il corpo di una così grande vergine sia ancora sulla terra, e che già da tanti secoli giaccia ignoto e senza alcun onore? Perché gli uomini accorrono a Roma dalle ultime parti dell’Oriente e dell’Occidente, del Settentrione e del Mezzogiorno, per venerare i corpi dei principi degli Apostoli? Il corpo di san Giacomo è stato ed è da tanti anni celeberrimo in tutto il mondo, le ossa dei martiri e degli altri santi sono racchiuse in teche d’oro e d’argento, e per una singolare provvidenza di Dio i corpi di tanti santi che rimanevano nascosti sono stati trovati in diversi tempi con somma gioia dei cristiani. A tal punto il giustissimo Dio non tollera che i corpi dei suoi servi siano privati del dovuto culto e onore! E noi diremo che al Figlio di Dio la sua stessa Madre sia così poco cara, per non dire così vile, da permettere che il suo corpo giaccia disprezzato, trascurato, sepolto nell’oblio in un luogo deserto già da tanti secoli senza alcun onore? Non è così, o ascoltatori! Ma il Figlio di Dio, ricordando bene quelle parole del Padre: «Entra nel tuo riposo, tu e l’arca della tua santificazione» (Sal. 131,8), e non ignorando che l’arca della sua santificazione era il corpo della sua beatissima madre, dopo che egli per primo era entrato glorioso nel suo riposo, al più presto introdusse quell’arca santissima nel tempio del vero e sommo Salomone, mentre tutta la Gerusalemme celeste esultava. E allora si rinnovarono le gioie dei cittadini superni, si rinnovarono le danze, si festeggiarono nuovi trionfi per l’arrivo di una sì gran Vergine.

Concio XL De Assumptione B.M.V. in S.R.E. Card. Roberti Bellarmini Politiani S.J. Opera omnia, t. 7, Neapoli, 1872, p. 282.


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