di Giuliano Zoroddu
Tutti i Sinottici registrano che da mezzogiorno alle tre del pomeriggio, cioè dalla messa in croce alla morte di Gesù, si fece buio su tutta la terra (Matth. XXVII, 45; Marc. XV, 33; Luc. 44-45), ma solo san Luca, così ligio nell’uso dei termini tecnici, parla di un’eclissi solare: «E si oscurò il sole», in greco «τοῦ ἡλίου ἐκλιπόντος» (eclissatosi il sole).
Non si trattò di un fenomeno naturale: un’eclissi solare ordinaria non può verificarsi durante la Pasqua ebraica, poiché questa cade sempre con la luna piena, mentre un’eclissi richiede la luna nuova. Fu dunque un miracolo, profetizzato, secondo vari Padri[1], dai profeti Amos (VIII secolo a.C.): «E avverrà in quel giorno, dice il Signore Dio, che il sole tramonterà a mezzo il dì, e farò, che si oscuri la terra in piena luce» (VIII, 9); e Geremia (650-586 a.C.): «Il sole è tramontato per lei quand’era giorno ancora» (XV, 9).
L’evento fu registrato anche da autori pagani, come gli storici Tallo (I sec. d.C.), samaritano e liberto dell’imperatore Tiberio, e Flegonte di Tralles (II sec. d.C.), liberto e segretario dell’imperatore Adriano.
Ce ne informa Sesto Giulio Africano (160/170 – 240), dotto cristiano vicino agli imperatori Severi, che nelle sue Chronographiae scrive:
«Tenebre orribili gravarono su tutto l’universo; le rocce furono squarciate da un terremoto e moltissimi edifici furono abbattuti al suolo in tutta la Giudea e nelle altre regioni. Tallo, nel terzo libro delle sue Storie, chiama queste tenebre una normale eclissi di sole, ma a mio giudizio senza fondamento. Gli Ebrei, infatti, celebrano la Pasqua il 14° giorno del calendario lunare. Ora, è certo che la Passione del Salvatore ebbe luogo il giorno precedente la solennità pasquale; d’altra parte, un’eclissi di sole non si osserva se non quando la luna si pone sotto il sole. Ma poiché non osserviamo un’eclissi in alcun altro momento se non in quello che unisce l’ultimo giorno della luna vecchia e il primo della nuova, nella congiunzione stessa di entrambi gli astri, per quale ragione si riterrà questa un’eclissi ordinaria quando la luna occupa la parte di cielo opposta al sole? Sia pure: trascini pure con sé chi vuole, e si consideri il prodigio come un’eclissi di sole secondo il suo aspetto. Invero Flegonte racconta che, risplendendo la luna per intero, dalla sesta ora del giorno fino alla nona si verificò un’eclissi completa sotto l’impero di Tiberio Cesare, proprio quella di cui stiamo parlando. E infatti, quale altra fu così grande, con un terremoto, rocce spezzate, la resurrezione dei morti e una tale perturbazione di tutte le creature? Di certo, nella lunga serie degli anni passati, non troviamo memoria che una cosa simile sia mai accaduta. Quelle tenebre furono dunque una nuova opera di Dio, sorte mentre il Signore stesso del mondo pativa»[2].
Lo stesso riferisce Origene (185-254), confutando Celso [3].
Tertulliano (155-230) infine riporta che l’avvenimento fu registrato persino negli archivi imperiali (fonte di Tallo e Flegonte?):
«Ritennero certamente che si trattasse di un’eclissi coloro che non sapevano che anche questo era stato predetto riguardo a Cristo. E tuttavia avete questo avvenimento mondiale registrato nei vostri archivi»[4].
- San Girolamo per esempio scrive: «E ritengo che ciò sia avvenuto affinché si adempisse la profezia che dice: “Farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la luce sulla terra in pieno giorno” (Amos VIII, 9); e in un altro luogo: “Il suo sole è tramontato mentre era ancora pieno giorno” (Geremia XV, 9). E mi sembra che la luce più limpida del mondo, cioè il luminare maggiore, il sole, abbia ritratto i suoi raggi per non vedere il Signore appeso alla croce oppure affinché gli empi bestemmiatori non godessero della sua luce» (Commentariorum in Matthaeum, IV, 27, 45, PL 26, 211). Della stessa idea Tertulliano (vedi nota 4). ↩︎
- Apud Georgium Syncellum, XVIII, PG 10, 87-90. ↩︎
- Contra Celsum, II, 33, PG 11, col. 853-854. Vedi anche Series veteris interpretationis commentariorum Origenis in Matthaeum, 134, PG 13, 1782. ↩︎
- Apologeticum, XXI, 17, PL 1, 401. ↩︎

