Nell’epistola dell’undicesimo domenica dopo Pentecoste san Paolo scrivendo ai Corinzi dice loro: «Io v’ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor. XV, 3). Il commento che ne fece san Giovanni Crisostomo ci fa intendere quanto esse siano di vitale importanza anche (e soprattutto) oggi:

«”Fra le prime cose, io v’ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto”. Non ha detto: “Vi ho detto”, né: “Vi ho insegnato”, ma ha usato di nuovo l’espressione “Io v’ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto” per mostrare di essere stato egli stesso istruito, dicendo: «Ho ricevuto». E neppure dice di essere stato istruito [per via umana], ma dice: Ho ricevuto. Con ciò egli dimostra due cose: sia che non bisogna apportare [all’insegnamento della fede] nulla che provenga se stessi, sia che essi sono stati resi certi attraverso la dimostrazione delle opere, e non con semplici parole; e rendendo a poco a poco il suo discorso degno di fede, riconduce ogni cosa a Cristo e mostra, sulla base di queste prove, che nulla [in questo insegnamento] è umano»

In Epistolam I ad Corinthios homilia 38, 3, PG 61, 324


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