Nella festa di San Pietro in Vincoli, in cui fa memoria della dedicazione della basilica romana che custodisce le Catene erodiane e neroniane[1] con cui fu legato il Principe degli Apostoli, riportiamo alcuni passi di un testo attribuito[2] a San Giovanni Crisostomo, proposto da Lorenzo Surio O.Cart.[3] nel suo “Historiae seu vitae sanctorum“. Presentiamo ai lettori questa pagina di esegesi biblica a fini di studio e approfondimento, ricordando che la via maestra per avvicinare ogni uomo a Cristo è quella che unisce verità e carità, dottrina e misericordia.

Erode Agrippa, discendente di quell’Erode che fu il primo Re di Gerusalemme, traendo origine dal seme giudaico e professando il culto giudaico, era spinto da un certo zelo a difendere le istituzioni e le leggi patrie, e non tollerava che venissero dissolte quelle cose che sembravano essere tolte di mezzo e sovvertite dalle fondamenta dalla dottrina degli Apostoli. Egli dunque, infiammato dalle grida d’ira dei Giudei, per far cosa loro gradita, riversando maggiormente il suo furore e la sua rabbia contro gli Apostoli stessi, uccise di spada per primo Giacomo, fratello di Giovanni … Vedendo poi che ciò che faceva era gradito ai Giudei, oltre a ciò si mise a catturare anche Pietro stesso. E avendolo catturato, lo gettò in carcere e lo consegnò a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno perché lo custodissero … Il fatto che abbia catturato l’Apostolo, che lo abbia consegnato perché fosse custodito in carcere e gli abbia destinato la morte immediata, tutto questo mirava a soddisfare pienamente i desideri dei Giudei. Pensavano infatti che se avessero tolto di mezzo l’Apostolo Pietro, avrebbero facilmente avuto la meglio sugli altri Apostoli. Egli infatti era colui che li contraddiceva, che nei consigli, nei giudizi e nelle sinagoghe lottava con loro e, predicando apertamente e invocando il nome di Gesù compiva alcuni miracoli straordinari. È possibile inoltre considerare come anche Erode stesso abbia cercato di essere simile agli scribi e ai Sommi Sacerdoti, che riversarono contro Cristo il loro e la loro rabbia. Infatti, come quelli dicevano di non arrestare Gesù nel giorno di festa per evitare che si facesse tumulto nel popolo, per poi metterlo in croce dopo il giorno di festa, così Erode stabilisce di infliggere la morte a Pietro dopo la Pasqua. Poiché dunque costoro, per il cui favore Erode faceva queste cose, la pensavano allo stesso modo dei loro predecessori, si servirono contro l’Apostolo delle stesse parole e delle stesse opere di cui i precedenti si erano serviti contro il Maestro di lui[4].
Historiae seu vitae sanctorum, vol. VIII, Torino, Marietti, 1872, pp. 8-9.
- Le Catene di San Pietro fra storia, devozione e arte ↩︎
- Molto probabilmente il testo è da attribuire a san Proclo, successore del Crisostomo sulla cattedra di Costantinopoli. Cesare Baronio lo attribuisce a san Germano di Costantinopoli (634-733). ↩︎
- Lorenzo Surio (latinizzazione di Lorenz Sauer; Lubecca, 1522 – Colonia, 1578), protestante convertito dal Canisio e più tardi monaco certosino fu una figura di spicco della Controriforma e Riforma cattolica. È celebre soprattutto per la sua monumentale opera sui santi pensata come risposta documentata alle critiche protestanti. L’opera e il suo autore furono lodati di San Pio V in un breve 2 giugno 1570. ↩︎
- Questo paragone tra l’arresto di Pietro e l’arresto di Cristo fatto dall’autore di questo brano (sia esso san Giovanni Crisostomo san Proclo o san Germano) richiama alla memoria il famoso passo del Purgatorio in cui Dante paragona lo schiaffo di Anagni, subito da Bonifacio VIII, alla passione di Cristo: «Veggio in Alagna intrar lo fiordaliso, / e nel vicario suo Cristo esser catto / Veggiolo un’altra volta esser deriso; / veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele, / e tra vivi ladroni esser anciso» (XX, 86-91) ↩︎

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