La messa dell’Assunta fatta comporre da Pio XII in occasione della definizione dogmatica inizio col primo versetto del capitolo XII dell’Apocalisse di San Giovanni: «Signum magnum apparuit in caelo: mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus, et in capite ejus corona stellarum duodecim» (Un gran portento apparve nel cielo: una donna ravvolta nel sole, e la luna sotto i suoi piedi, e sul suo capo una corona di dodici stelle).
Questa Donna è la Chiesa (S. Agostino, S. Tommaso, Lapide, Romeo, Spadafora), ma può anche essere intesa come Maria, Madre di Cristo e del Corpo Mistico di lui (S. Bernardo, Roschini), in modo particolare relativamente alla sua Assunzione.
Questa esegesi, seppur con estrema prudenza, la troviamo già in Sant’Epifanio di Salamina (310-403) che nel Panarion o Adversus Haereses (Haeres. 78, 11, PG 42, 715) scrive quanto segue:
«Nelle Sacre Scritture non troverai alcuna menzione della morte di Maria: né se sia morta, né se sia stata sepolta oppure no. E mentre Giovanni, nel frattempo, si è recato in Asia, in nessun luogo tuttavia indica di aver avuto la Beata Vergine come compagna di viaggio, ma la Scrittura tace del tutto su tale questione; il che ritengo sia stato fatto per la straordinarietà del prodigio, affinché non gettasse le menti degli uomini in uno stupore ancora maggiore. Io infatti temo di pronunciarmi su ciò e, valutando la cosa tra me in un tacito pensiero, m’impongo il silenzio. Ché anzi, non so se sulla santissima e beatissima Vergine si possano trovare oscure vestigia tali da renderci incerta la certezza della sua morte. Da una parte, infatti, si presenta ciò che viene pronunciato su di lei: «E a te stessa una spada trafiggerà l’anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». D’altra parte, invece, nell’Apocalisse di Giovanni leggiamo che il drago si scagliò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio, e che le furono date le ali dell’aquila e fu trasportata nel deserto affinché il drago non la afferrasse (cfr. Apoc. XII, 4-6). Il che può essersi adempiuto in lei. Tuttavia io non affermo ciò in modo assoluto, né definisco che ella sia rimasta immortale, né posso confermare se sia morta. La Sacra Scrittura, infatti, superando la capacità della mente umana, ha lasciato la cosa nell’incertezza a motivo di quel Vaso eccelso e sublime, affinché nessuno ascriva a lei alcuna bruttura propria della carne».
Ho un riferimento alla grandiosa scena vista dal veggente di Patmos e alla sua interpretazione mariana lo troviamo anche nell’inno delle Lodi “Solis, o Virgo, radiis amicta” composto dal gesuita Vittorio Genovese, innografo della Sacra Congregazione dei Riti, sempre in occasione della composizione del nuovo ufficio dell’Assunta commissionato da Pio XII.

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