Sul finire nel secolo decimoquinto il regno cristiano (scismatico) di Georgia era al suo interno diviso in tre (Cartalia, Cachezia e Imerezia) e all’esterno minacciato da Turchi e Persiani. Così Costantino II (1447-1505), ex re di tutta la Georgia e al momento re della Cartalia, fra il 1496 e il 1497, inviò ambascerie (che purtroppo non diedero frutto) nell’Europa occidentale per chiedere aiuti. Una di queste ambasciare fu inviata presso Alessandro VI allora sedente sul trono Pietro. Ricordiamo il resoconto che fa di questo incontro diplomatico Odorico Rainaldi (1594-1671) negli Annales (ed. Theiner, t. XXX, Parigi, 1877, pp. 254-255).
di Odorico Rainaldi
Costantino, re dei Georgiani, inviò a Alessandro come ambasciatore il monaco Nilo dell’Ordine di San Basilio, affinché gli offrisse il regio ossequio, come a colui che fa le veci di Cristo in terra, e gli chiese di incitare i re occidentali a preparare la santa guerra contro i Saraceni, ai quali egli stesso e i Cristiani orientali avrebbero unito le armi. Per rinnovare l’antico accordo con la Chiesa Romana, chiese inoltre che gli venisse trasmesso il decreto del Concilio di Firenze sul ricongiungimento della Chiesa Orientale con quella Occidentale Romana e sulla condanna degli errori dei Greci. A costui Alessandro diede questa risposta:
«Al carissimo figlio in Cristo Costantino, illustre re dei Georgiani, salute e apostolica benedizione. Abbiamo ricevuto, tramite il diletto figlio Nilo, tuo confessore e ambasciatore, le tue lettere con le quali hai chiaramente manifestato la tua somma devozione e riverenza verso di noi e la santa Sede Apostolica, nonché la tua grande gioia per la vittoria riportata contro gli infedeli dalla repubblica cristiana a opera dei nostri carissimi figli, gli illustri re e regina di Spagna, e per questo rendevi grazie a Dio onnipotente. Abbiamo anche appreso, con somma giocondità dell’animo, la tua ottima disposizione e intenzione nel preparare da ogni parte una spedizione contro i ribelli alla fede di Gesù Cristo, e quanta parte dell’esercito offrivi per tali salutari imprese insieme a tuo figlio, al fine di purificare i templi profanati e rivendicare nella libertà di Cristo i popoli oppressi. Di tutte queste cose è difficile esprimere quanta gratificazione ne abbiamo tratto nell’animo, e abbiamo reso grazie, come era giusto, a Dio onnipotente per aver ispirato alla mente della tua maestà un così grande ardore e fervore di fede, e poiché tu corrispondi così tanto nel cuore e nel desiderio al nostro impegno nell’osservanza della fede cristiana, rallegrandoti della prosperità dei cristiani. Nulla infatti desideriamo di più, volgendolo frequentemente nella mente giorno e notte, che meditare e intraprendere qualche disegno con cui provvedere alla nostra fede; e sempre vigiliamo e ci sforziamo oltre le nostre forze per mantenere in pace questi principi cristiani, affinché si possa nutrire una certa speranza di recuperare Costantinopoli, Gerusalemme e quelle sedi patriarcali. Tuttavia, al nostro desiderio e ai buoni intenti di tutti non è mancato l’avversario, l’antico nemico, che ha seminato tra loro qualche seme di discordia; speriamo nondimeno, con l’aiuto di Cristo, di comporle facilmente e di rivolgere ogni sforzo contro i nemici della santa fede, contro i quali non temiamo di riportare una sicura vittoria portando avanti il vessillo della croce. A questa impresa, sebbene il nostro animo sia sempre stato acceso, ora affretta con la massima alacrità, giacché siamo certi di così tanta tua prontezza e religiosità per la gloria di Cristo. Ti esortiamo dunque, per quanto possiamo, e ti preghiamo nel Signore di perseverare in questo tuo laudabile proposito, e di esortare e ordinare a tutti i tuoi sudditi di seguire la tua mente in un così santo intendimento e di obbedirvi. E poiché giova a tutti i fedeli di Cristo, per la necessità della salvezza eterna, convenire nella fede e nell’obbedienza con la santa Chiesa Romana, dove Cristo Signore e l’Apostolo Pietro, suo vicario, hanno lasciato il capo e la sede di tutto il mondo cristiano, ci rallegriamo sommamente che la tua maestà tenda alla vera conoscenza della fede ortodossa e richieda da noi e da questa santissima Sede, capo di tutta la cristianità, ciò che appartiene alla retta osservanza di questa stessa fede. Poiché dunque, tramite lo stesso Nilo, tuo ambasciatore, ci hai supplicato di inviare alla tua maestà la definizione della fede confermata nel Concilio di Firenze, nel quale sotto papa Eugenio IV di felice memoria, nostro predecessore, si riunì l’intera Chiesa sia latina che greca, affinché tu e i tuoi domini, professando la medesima fede, possiate meritare da Dio la gloria eterna e qui la vittoria temporale contro i nemici della fede – essendo impossibile piacere a Dio senza la retta fede, secondo la testimonianza dell’Apostolo -, ora ti inviamo la detta definizione del Concilio per mezzo di questa nostra lettera con sigillo di piombo, esortando la tua devozione affinché tu la faccia pubblicare e osservare in tutte le tue province. E come tutti crediamo in Cristo, vero figlio di Dio, così ci riuniamo in un unico culto nei suoi precetti e istituti promulgati attraverso il suo vicario e i suoi successori, confidando che, se farete ciò, non vi potrà nuocere nessun dardo dei nemici, poiché con questa fede si vincono i regni. Rendendo infine infinite grazie alla tua serenità per le offerte che abbiamo accolto volentieri e delle quali ci serviremo quando si presenterà l’occasione, così come abbiamo detto più ampiamente al detto Nilo, al quale abbiamo risposto a voce riguardo alle altre cose che ci ha esposto. Dato a Roma presso San Pietro nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1496, il 5 luglio, anno IV del nostro Pontificato».
Esistono altre lettere di Alessandro inviate al medesimo re dei Georgiani, nelle quali è contenuta la definizione del Concilio di Firenze sulla processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio come da un unico principio, e sul primato del Romano Pontefice su tutte le Chiese del mondo.


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