Un passaggio della lettera pseudo-geronimiana “Cogitis me” di Pascasio Radberto (792-865).
Sforzatevi dunque con la massima cura affinché la semplicità della colomba che fu in Maria sia custodita in voi illesa e inviolata. Riguardo a lei Salomone dice nei Cantici, come a sua lode: “Vieni, dice, colomba mia, immacolata mia. Poiché ormai l’inverno è passato, la pioggia è cessata ed è andata via” (Ct 2,10-11). E poi aggiunge: “Vieni dal Libano, vieni, sarai incoronata” (Ct 4,8). Non a torto dunque le viene ordinato di venire dal Libano, poiché Libano si interpreta come “candore”. Ella era infatti resa candida da molte virtù di meriti, e fatta bianca e più candida della neve dai doni dello Spirito Santo, rappresentando in tutto la semplicità della colomba: poiché tutto ciò che si è compiuto in lei fu interamente purità e semplicità, interamente verità e grazia, interamente misericordia e giustizia che ha guardato dal cielo; e perciò immacolata, perché in nulla corrotta. Ella infatti ha racchiuso un uomo nel suo grembo, come testimonia il santo Geremia, senza riceverlo da altra origine: “Il Signore, dice, farà una cosa nuova sulla terra, e la donna racchiuderà l’uomo” (Ger 31,22). Una cosa veramente nuova, e novità di virtù che supera ogni novità, quando Dio — che il mondo non può contenere né alcuno può vedere e restare in vita — è entrato nell’ospizio del suo grembo senza che la chiusura del corpo venisse violata; e fu portato in modo che tutto Dio fosse in lei, e ne uscì in modo da essere, come attesta Ezechiele, una porta del tutto chiusa (Ez 44,2). Perciò si canta di lei nei medesimi Cantici: “Giardino chiuso, fonte sigillata, i tuoi germogli sono un paradiso” (Ct 4,12-13). Un vero giardino di delizie, nel quale sono piantate tutte le specie di fiori e i profumi delle virtù, e così ben chiuso da non saper venire violato né corrotto da alcun inganno di insidie. Una fonte dunque sigillata col sigillo dell’intera Trinità, da cui scaturisce la fonte della vita, nella cui luce tutti vedremo la luce; poiché, secondo Giovanni: “Egli è colui che illumina ogni uomo che viene in questo mondo” (Gv 1,9). Il frutto del suo grembo è davvero il paradiso di tutti i cittadini celesti. Di questo campo del grembo infatti il patriarca Isacco, sentendone il profumo da lontano, diceva: “Ecco l’odore del mio figlio è come l’odore di un campo pieno che il Signore ha benedetto” (Gen 27,27); per quanto le persone di scarso intelletto ritengano che i santi antichi abbiano compreso meno il mistero dell’Incarnazione di Cristo, laddove essi stessi sono stati salvati dalla medesima grazia..
PL 30, col. 131-132

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