Le solennissime cerimonie che, prima delle riforme montiniane degli anni Settanta, prevedevano l’offerta al Papa di alcune particolari oblazioni: ceri, volatili (colombe, tortore, altri uccelli), pani e vino.

La presentazione avveniva prima che il Papa si recasse all’altare per l’offertorio. A presentare le oblazioni erano il Cardinale Procuratore della causa e a tre Cardinali della Congregazione dei Sacri Riti (un Vescovo, un Prete e un Diacono), o ai Cardinali più anziani.

Il rito risaliva ai primi tempi della Chiesa, quando i fedeli portavano beni per il sostentamento dei ministri e la celebrazione del divino sacrificio. Nel tempo, i commestibili furono sostituiti da offerte in denaro, farina, cera o olio. Per le canonizzazioni si documentano offerte anche molto ricche e svariate, come vitelli, capponi, piccioni, vino Falerno. Dal XVI secolo però la materia dell’offerta si è stabilizzata in ceri, pane, vino e volatili (colombe, tortore, altri uccelli).

Alcuni pontefici (Benedetto XIII, Benedetto XIV e Gregorio XVI) nelle canonizzazioni che celebrarono fecero sostituire i volatili con altri ceri.

Ad ogni offerta fu assegnato un significato mistico e allegorico.

I ceri volevano significare le buone opere dei nuovi santi, che dal Pontefice erano state poste sul candelabro ad illuminazione dei fedeli; il pane la totalità delle virtù praticate dai canonizzati per raggiungere la gloria celeste; il vino la grazia santificante, la carità, la devozione e l’unione profonda con Cristo, vera vite; le tortore la fedeltà a Dio, inalterata di fronte a sofferenze e persecuzioni; le colombe la pace, la carità, la vittoria sulle guerre del mondo e la presenza dello Spirito Santo con i suoi sette doni; gli uccelli di varie specie l’aspirazione dell’anima verso le cose celesti.

Fonte: Gaetano Moroni, Le cappelle pontificie cardinalizie e prelatizie: opera storico-liturgica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1841.

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