di Gaetano Moroni

Quanto al colore bianco della veste o sottana del Papa, riporta il Bonanni leggersi in un antico Diario pontificio:

Il Papa «sicut novo nomine renovatur» quando viene eletto, «quia novam personam induit novosque mores se suscipere profitetur, sic etiam quia coeleste et divinum assumit officium in quo quidem in humanis agens, extra tamen humana claustra et quodammodo semper in coelis conversaturus, albas coelestium personarum vestes habeat, per quas coelestis officii sui splendorem gentibus patefaciat. Sic enim et Christum legimus vestem inalbasse sicut nivem, cum dignitatem suam in monte voluit Apostolis declarare (Matth. 17)».[1]

Questa pia interpretazione non dichiara donde proceda l’uso del color bianco nella veste pontificia.

Studiandosi di riconoscerne l’origine, il vescovo Saussay, nella Panoplia clericalis, stimò che l’uso del colore bianco nella veste del Papa abbia avuto origine dalla candida colomba volata nel 238 sul capo di san Fabiano nel momento della sua elezione al papato; quindi nel 260 già era stabilito il costume di coprir di bianco le sedi vescovili. Ma tale indizio non è sì certo che non possa dubitarsi circa l’introduzione di tal colore.

Imperocché sin dal tempo degli Apostoli era in uso, come riferiscono Eusebio ed Egesippo, narrando che san Giacomo primo vescovo di Gerusalemme, «non lanea veste sed sindone induebatur»[2]. Lo stesso affermano i santi Epifanio e Girolamo; e vogliono alcuni che ciò fosse in memoria della veste bianca con cui per ischerno fu vestito il Redentore.

Si hanno testimonianze che anche i successori di san Giacomo usarono vesti bianche. E se i vescovi di Gerusalemme si distinsero dagli altri ministri della Chiesa per l’abito bianco, molto più conveniva che il supremo capo della Chiesa universale usasse tal colore. Per questo esistono molte immagini antiche dei Papi espresse in mosaico, vestiti della toga bianca.

È cosa probabilissima, dice il Bonanni, che riflettendo san Pietro alla legge data da Dio a Mosè di vestire il Sommo Sacerdote con veste talare di bisso e di lino, non volesse discostarsi da tale legge e mantenesse nella nuova molti riti, non aboliti del tutto, ma conservati con uso migliore e con intenzioni più religiose, come conveniva al nuovo legislatore. Perciò Albino Fiacco, nel De divinis Officiis, parlando delle vesti mosaiche disse: «quas ad instar illorum revelata Evangelii gratia suscepit Ecclesia; sunt tamen alia quae apud illos non habebantur, ut stola benedicta etc.»[3].

Non è dunque cosa moderna che il Papa usi sempre la veste bianca, e che questa molte volte fra l’anno sia di lana e non di seta, acciocché si conosca – come esprimesi Amalario Fortunato nel De divinis Officiis – ch’egli, come pastore universale, deve portar manto tessuto della lana del suo ovile, onde così conserva l’amore delle sue pecorelle, le quali mantengono nel dare a quello la lana l’amore verso il medesimo. Né tal colore conviene ad altri ecclesiastici, i quali tutti sono dell’ovile di Cristo soggetti al Pastore dei Pastori, il Papa.

Forse anticamente nei primi tempi ecclesiastici il Papa avrà usato la lana invece della seta; ma da secoli distingue tali tempi soltanto con la mozzetta e le scarpe di lana. La sottana è sempre invariabile: cioè l’indossa di lana dal declinar dell’autunno e la depone al declinar della primavera, e nel tempo che trascorre da tali stagioni veste sempre la seta.

Quest’uso antichissimo della veste bianca fu poi sempre conservato dai Papi, come si ha dagli antichi rituali e dal riferito nell’elezione di Vittore III nel 1086; dal cerimoniale pubblicato d’ordine di Gregorio X nel 1271, in cui si legge «vestes de scarlato», cioè di lana bianca. Sebbene comunemente il vocabolo «scarlatto» si usi per indicare il panno tinto di color purpureo, può anche significare panno di lana di differente colore. Infatti più volte in tal senso trovasi espresso nei registri d’Avignone di Giovanni XXII del 1316:«panno de scarlato albo», «vestes de scarlato albo».

voce “Vesti e vestimenti” in Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica,, Vol. 96. Venezia, 1859, pp. 238-239.


  1. «Il Papa, come viene rinnovato da un nuovo nome, quando viene eletto, poiché assume una nuova persona e professa di intraprendere nuovi costumi; così pure, poiché assume un ufficio celeste e divino nel quale, pur agendo tra le cose umane, vive tuttavia al di fuori dei confini umani e in certo qual modo è destinato a dimorare sempre nei cieli, indossi le bianche vesti dei personaggi celesti, attraverso le quali manifesti ai popoli lo splendore del suo celeste ufficio. Così infatti leggiamo anche che Cristo rese la sua veste bianca come la neve, quando volle rivelare ai suoi Apostoli la propria dignità sul monte» ↩︎
  2. «Non era vestito con una veste di lana, ma con una sindone (tela di lino)» ↩︎
  3. «Le quali vesti, a somiglianza di quelle, la Chiesa ha accolto per mezzo della grazia rivelata del Vangelo; ve ne sono tuttavia altre che presso di loro non si trovavano, come la stola benedetta, ecc.» ↩︎


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