di Piergiorgio Seveso

Approfittando del clima di relativo intorpidimento di questo tardo e abbacinante agosto 2026 mi occuperò in un due puntate della cara Strobosfera del rapporto tra i giovani e il cattolicesimo romano integrale.

Personalmente non cedo mai alla retorica sgangherata e incline alla faciloneria di un certo tradizionalismo che suggerisce che “la tradizione cattolica” o forse anche meglio il “cattolicesimo integrale” eserciti una grande attrazione fascinatrice sulle giovani generazioni. A seguire innumerevoli si accompagnano peana vittoriosi sul “modernismo vecchio e cadente” e sulla Tradizione invece sempre “fresca e verdeggiante” con nuovi innesti e immissione di nuova linfa.

Vivendo e quasi respirando all’unisono con le giovani generazioni in ambiente accademico, posso assicurare che questo entusiasmo è mal riposto: le nuove generazioni non sono come quelle dell’Ottocento tentate dal demone della ribellione o della sensualità o come quelle del Novecento tentate da grandi mitologie politiche fondate sulla forza e sul romanticismo dell’uomo dominatore dei fati e creatore di un ordine nuovo.

Le giovani generazioni (nella loro larghissima maggioranza) galleggiano nelle grandi piscine del NULLA, fatte di edonismo assoluto, materialismo greve e abituale, spiritualismo spurio e occasionale, in grandi monadi senza quelle porte e finestre che potrebbero forse aprirsi verso la Trascendenza, le Verità, infine in ultima analisi verso la Rivelazione cristiana. 

Il linguaggio dell’assertività, della verità incontrovertibile, dell’argomentazione razionale e apologetica, dei praeambula Fidei risulta loro oscuro, indecifrabile e comunque indigeribile. Vige in ultima analisi una dittatura universale del soggettivismo, della sensazione tirannica, della voluttà che si fa legge e detta legge ognidove. 

Il neomodernismo che plasma le nostre chiese occupate dai pirati e dai ciurmadori del “vaticano II” non riesce per nulla a scalfire le grandi muraglie di questo ateismo perfetto (che farebbe impallidire la sinistra hegeliana e certo “ebraismo dissolutivo” della Scuola di Francoforte), al massimo fornisce ad alcune minoranze dei pallidi surrogati aggregativi con pseudo teologie annesse  (di cui il famoso Meeting tardo agostano di Rimini è esempio preclaro) che in quasi nulla differenziano il giovine “cristiano” dal giovine “mondano”.

Si tratta del dramma del “cattolicesimo anonimo”, della rinunzia alla militanza cattolica (fosse anche mutilata e adulterata) del rifiuto di qualsiasi tentativo di rinconquista costantinaniana delle società e degli stati (esistono anche gli stati da cattolicizzare: lo ricordo ai paleo-conservatori nostrani seduti sui loro dondoli in campagna).

Il cattolicesmo neomodernista incanala in un vicolo cielo, neutralizza, spegne la passione di questi giovani cuori trasformandoli in numeri e figuranti per le visite “papali” o per le giornate mondiali della gioventù di polacca invenzione. E il giovane volenteroso, desideroso della Verità e di farsi davvero cattolico, che fosse sfuggito fortunosamente  a queste pericolose spire, si troverebbe ancora davanti a nuovi grandi pericoli.

Il primo fra tutti: il conservatorismo benpensante e pacificante che sta alla destra del parlamento conciliare. A questo giovane, come a Pinocchio e a Lucignolo nel paese dei balocchi,  si offre un ricco catalogo di “divertimenti sacri”: messe e pontificali con porpore con ampio strascico, paggetti, valletti, mazzieri e a seguire rinfreschi eleganti e “vin d’honneur” oppure messe vetus ordo più dimesse ed isolate, con meno fasto ma coi medesimi presupposti teologici ed ecclesiali, pur se ammantati da un’omiletica vecchio stile, oppure ordini cavallereschi (“senza cavallo”) o addirittura monastico-cavallereschi che trasmettano a questi giovani la suggestione di essere una vera élite pronta ad agire per la conservazione del Cattolicesimo romano.

In ultima analisi tra un giovane che bisboccia a bordo piscina in qualche balera rivierasca e un paggio di questa “controrivoluzione cortigiana” la differenza si rivela (fatti salvi reni e cuori che solo Iddio conosce) più accidentale che sostanziale. La strada d’oro verso il cattolicesimo romano integrale si mostra però ancora irta di ulteriori pericoli e di diversioni svianti.

(continua nella seconda e ultima parte che uscirà settimana prossima)

Cor Jesu, fac cor nostrum secundum Cor tuum.


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