di Luca Fumagalli
Continua con questo articolo la serie dedicata all’approfondimento della parabola umana e letteraria di David Jones (1895-1974), da molti considerato il più grande poeta cattolico del Novecento inglese.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti: prima parte (1895-1900), seconda parte (1901-1909), terza parte (1909-1914), quarta parte (1914-1915), quinta parte (1915-1916), sesta parte (1916-1917), settima parte (1917-1918), ottava parte (1919-1921), nona parte (1921), decima parte (1922), undicesima parte (1922-1924), dodicesima parte (1925), tredicesima parte (1925-1926).
Con Petra le cose non stavano andando affatto bene. A seguito dell’addio di Jones a Ditchling si erano visti poco e la ragazza premeva affinché si arrivasse il prima possibile a una qualche decisione sul loro futuro. Jones continuava a ribadire che si sarebbero sposati solo quando avrebbe avuto più soldi, ma poco alla volta lui, Petra e i Gill finirono per arrendersi all’evidenza che il denaro necessario per supportare una famiglia non ci sarebbe mai stato. Al di là degli aspetti economici, vi erano pure altri problemi: Jones aveva dimostrato di dare la ragazza un po’ troppo per scontata e di recente l’ansia, la depressione e l’insonnia erano tornate a tormentarlo. Si ammalava frequentemente – quasi di certo malesseri di origine psicosomatica – e soffriva anche di un’agorafobia che si stava acuendo, con la conseguenza che il lavoro divenne per lui più che altro un rifugio dal mondo e dalle responsabilità.
Fu così che, dopo un periodo di separazione iniziato l’autunno precedente, nel febbraio del 1927 gli giunse una lettera di Petra che lo informava di essersi fidanzata ufficialmente con Tegetmeier. Sulle prime Jones reagì male, dando un pungo alla parete, ma quasi subito comprese che in fondo era giusto così, dato che lui non sarebbe mai stato l’uomo adatto per lei. Tuttavia, l’idea che la rottura della relazione fu per lui un sollievo è un falso mito diffuso dal circolo di Gill e perpetrato da Hague; difatti le settimane seguenti per Jones furono segnate dalla più cupa mestizia. Per il resto dei suoi giorni avrebbe continuato a considerare come determinanti per il corso della sua vita due eventi, ossia il non essere andato all’università e il mancato matrimonio con Petra.

Al di là delle sventure sentimentali, la prima parte del 1927 fu per Jones un periodo di intesa attività che comprese pure un breve soggiorno parigino.
Dopo Cleverdon, che desiderava dei disegni decorativi per La ballata del vecchio marinaio di Coleridge, Morison gli chiese di illustrare con piccole incisioni su rame alcune favole di Esopo alle quali stava lavorando. La pratica permise a Jones di migliorare molto anche col legno, come dimostrano le immagini per un’edizione in gallese dell’Ecclesiste, intitolata Llyfr y Pregeth-wr, commissionategli allora dalla Gregynog Press. Il risultato è straordinario, caratterizzato da composizioni tecnicamente mature che vanno ben oltre l’ornamentale. Del resto Jones era motivato come non mai, non solo perché il soggetto gli era particolarmente congeniale, ma anche perché era felice di lavorare a un testo in gallese pubblicato da una casa editrice gallese.
Poco dopo Gibbings, della Society of Wood Engravers, lo incaricò per conto della Golden Cockerel di preparare delle incisioni per The Chester Play of the Deluge, un celebre dramma sacro del XIV secolo basato sulla vicenda di Noè. Quasi tutte sono affollate di uomini o di animali e dimostrano una maestria nel raggruppare le figure che nell’arte inglese non si vedeva dai tempi di Blake. È il trionfo dell’armonia e ovunque primeggia un senso di movimento ritmato. Addirittura, secondo Dilworth, si tratterebbe di uno dei più bei libri illustrati al mondo, anche se, a causa di alcuni inconvenienti tecnici, venne dato alle stampe con notevole ritardo. Lo stesso Gibbings fu così colpito dalla maestria dimostrata da Jones che lo accolse come nuovo membro della sua Society.

In estate Jones produsse una piccola incisione su legno, chiamata The Artist, per il frontespizio dell’ultimo saggio di Gill, Christianity and Art. Si tratta di una sorta di autoritratto archetipico che mostra un pittore nudo tutto preso dalla sua opera, un disegno al cui centro troneggia una forma simile a quella di una nave. Sta lavorando all’interno di un edificio che simboleggia la Chiesa, un rifugio basso e oppressivo, ma nel cielo compare la mano benedicente di Dio. Attorno all’artista vi sono animali e fiori che forse abitano la sua immaginazione. Del resto anche lui, come Noé, costruisce un’arca, tentando di salvare con la sua arte tutto ciò che vi è di bello e buono nel mondo.
Nel frattempo Jones si era riavvicinato a Howell e aveva infine accettato la proposta di quest’ultimo di fargli da agente. In primavera gli aveva organizzato una personale alla sua St George Gallery che, a dispetto delle previsioni di entrambi, aveva avuto un buon successo sia in termini di critica che di vendite. Erano venute molte persone ed Ede aveva introdotto Jones a Edward Marsh, segretario privato di Churchill e sostenitore dei poeti georgiani, che si era dichiarato entusiasta e aveva comprato un suo lavoro (un altro venne acquistato dalla Contemporary Art Society da lui presieduta: si trattava del primo dipinto di Jones a essere venduto a un’istituzione pubblica). Sebbene questi e Marsh non furono mai intimi, si rividero occasionalmente nel corso degli anni e Marsh collezionò altre sue opere. Il rapporto con Howell, invece, ebbe vita breve e venne troncato da Jones quando gli amici, specialmente Ede e Gill, gli fecero notare l’eccessiva percentuale sulle commissioni intascata dall’agente.

Novembre fu segnato dalla splendida mostra celebrativa di Blake, a un secolo dalla scomparsa, organizzata dalla Tate Gallery. Pur considerando Blake il più grande degli artisti inglesi, Jones non poté fare a meno di apprezzare anche i lavori esposti di Samuel Palmer (alcuni dei quali li considerava persino migliori di quelli del maestro). Si interessò pure alle nature morte di André Derain, cofondatore del Fauvismo, il cui stile moderno adattato a soggetti tradizionali gli fu in qualche misura di ispirazione…
L’approfondimento della vita e dell’opera di David Jones continua nei prossimi articoli della serie.


Seguite Radio Spada su:
- il nostro negozio: www.edizioniradiospada.com;
- Telegram: https://t.me/Radiospada;
- Gloria.tv: https://gloria.tv/Radio%20Spada;
- Instagram: https://instagram.com/radiospada;
- Twitter: https://twitter.com/RadioSpada;
- YouTube: https://youtube.com/user/radiospada;
- Facebook: https://facebook.com/radiospadasocial
Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da T. Dilworth, David Jones Unabridged: The online version of David Jones Engraver, Soldier, Painter, Poet (https://windsor.scholarsportal.info/omp/index.php/digital-press/catalog/book/204?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQ1R2ZUFDb1VxNHY4bWdyanNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4yVa3owUWyA3LiUSifxZAT5W2XFqZ6dphwE_QpUu6rFWvISXBwUW6tgOnLmA_aem_X9s9EggFxpEN0b8Mo1pgDw). In copertina: foto di gruppo a Capel nell’estate del 1927: Jones e Petra si trovano in seconda fila, sull’estrema sinistra.
