di p. Giustino di Mieckow O.P. (1591-1649)
La grandissima compassione (sympathia) della Santissima Vergine con il Signore Gesù fu davvero tale che Ella gli era, per così dire, al tempo stesso padre e madre; e Cristo era mero osso dalle sue ossa, carne dalla sua carne e sangue dal suo sangue. Per questo motivo entrambi erano così conformi e uniti tra loro che il bene o il male dell’uno si trasfondeva nell’altro ed era il bene o il male dell’altro. E come all’eclissi del sole la luna subito si oscura, non risplendendo se non dello splendore mutuato da quello, così le cose stavano tra questi due: ciò che accadeva all’uno sembrava essere accaduto all’altro; e come al lacrimare di un occhio l’altro subito scoppia in lacrime, così patendo Cristo, la sua passione passava subito in Maria. Una compassione (sympathia) maggiore intercedeva infatti tra Cristo e Maria che tra il sole e la luna, o tra occhio e occhio, poiché in tutte le azioni erano a tal punto conformi e congiunti tra loro come se un’unica e medesima anima animasse il corpo di entrambi.
Pertanto, sebbene i carnefici non intendessero affliggere la Madre a causa di Cristo, tuttavia con il perseguitare Cristo perseguitavano nei fatti lei stessa: la passione di Cristo fu infatti strumento della passione e del martirio di Maria. Onde, come i santi martiri si usano dipingere con gli strumenti del loro martirio (come Pietro con la croce, Paolo con la spada, Lorenzo con la graticola, Sebastiano con le frecce, Stefano con le pietre), così la Beata Vergine viene dipinta con Cristo passo. Egli fu infatti la spada principale del suo martirio, che trafiggeva mortalmente la sua sacratissima anima.
San Bernardo (Serm. de Pass.) dice così: «Ciò che nella carne di Cristo facevano i chiodi e la lancia, questo faceva nella mente della Vergine il naturale affetto verso il Figlio». Cristo affisso alla croce era come una fonte di dolori e di afflizioni, mentre la Beata Vergine era come un rio che traboccava di quelle copiose acque di tribolazione. Cristo era come un sigillo che recava incisi gli strumenti dei chiodi e della lancia, come le insegne delle stimmate delle cinque piaghe; la Beata Vergine era invece come cera attissima a ricevere quella figura, ed essendo congiuntissima a quel sacro sigillo non solo con il corpo ma anche con l’amore, non poteva che quell’immagine non vi s’imprimesse esattamente. Perciò Cristo sposo le dice in Cantici 8, 6: «Mettimi come un sigillo sul tuo cuore»; Cristo crocifisso fu infatti come un sigillo che impresse i suoi dolori, come regie insegne, nel cuore della sua carissima Sposa e Madre.
I più autorevoli Padri e insigni storici asseriscono che Cristo fu crocifisso con tre chiodi e che i piedi furono trapassati da un solo chiodo (San Gregorio Nazianzeno De Christo patiente, San Anselmo Dialog. de pass. Christi, San Bonaventura in Medit. vitae Christi, San Ambrogio De obitu Theodosii, Rufino lib. 2 c. 8, Niceforo l. 8 c. 2 e Zonara cap. 3 annalium). L’uso comune della Chiesa, che dipinge le immagini di Cristo crocifisso con soli tre chiodi, conferma questa stessa cosa. Alla medesima maniera la Beatissima Vergine era trafitta da Cristo con tre chiodi:
il primo fu la viva e veemente apprensione di tutti i patimenti del Figlio;
il secondo l’intimo e ineffabile amore con cui amava il Figlio;
il terzo la sua materna compassione per il fatto che un tale Figlio, cioè Dio e uomo, sostenesse e patisse tanto.
Maria fu uno specchio tersissimo che rappresentava in modo perfettissimo la passione e la morte di Cristo, per cui tutto ciò che accadeva nel Figlio, la Madre lo mostrava interamente come uno specchio, come ben insegnava San Lorenzo Giustiniani (lib. De triumphali Christi agone): «Il cuore di Maria», dice, «fu un chiarissimo specchio della passione di Cristo e una perfetta immagine della sua morte. Come infatti chi è ferito, guardandosi allo specchio, è necessario che lo specchio ne riceva e rappresenti le ferite, così la Beata Vergine, essendo uno specchio tersissimo e chiarissimo, accoglieva in se stessa ed esprimeva perfettissimamente tutti i dolori, i colpi e le piaghe del suo Figlio».
Mentre il Figlio pregava nell’orto, anch’ella pregava.
Mentre Egli rassegnava la sua volontà nella volontà del Padre, anch’ella la rassegnava.
Mentre Egli si piegava sulle ginocchia e cadeva a terra, ella si prostrava.
Mentre Egli emetteva un sudore di sangue, ella versava lacrime di sangue.
Mentre Egli era contristato, anch’ella si angustiava.
Mentre Egli era costernato dal timore della morte, ella si spaventava per la morte di Lui.
Mentre Egli era posto in agonia, ella sospirava.
Mentre Egli veniva confortato dall’angelo, anch’ella veniva confortata.
Mentre Egli svegliava gli apostoli dormienti, ella destava i suoi sensi oppressi dal languore.
Mentre Egli si doleva per il traditore Giuda, anch’ella si doleva.
Mentre Egli veniva catturato e legato, ella veniva stretta dai vincoli dell’amore.
Mentre Egli veniva incoronato di spine, flagellato, sputacchiato, schiaffeggiato, crocifisso, abbeverato con aceto, trafitto dalla lancia e sepolto, ella nel cuore veniva incoronata di spine di dolore, flagellata, sputacchiata, schiaffeggiata, crocifissa, abbeverata d’amarezza, ferita nell’anima e sepolta.
La stessa Vergine Madre di Dio lo rivelò a Santa Brigida (lib. 2 revel. c. 21) in questo modo: «In verità posso dire che, sepolto il mio Figlio, vi furono quasi due corpi in un solo sepolcro».
E che meraviglia? Se San Paolo per il suo eccelso amore verso Cristo non dubitò di dire: «Vivo io, ma non più io, vive invece in me Cristo» (Gal 2, 20), quanto più non poteva usurpore queste parole questa Vergine, che era più intimamente congiunta a Cristo per mezzo dell’amore? «Vivo io, ma non più io; patisco io, ma non più io; muoio io, ma non più io; vive invece, patisce, muore in me Cristo». Perciò San Bernardo (De lament. Virg.) disse ottimamente: «Le piaghe di Cristo morente erano le piaghe della Madre dolente».
Discursus praedicabiles in Litanias Lauretanas, t. II, Neapoli, 1857, pp. 391-392.

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