Un passo di Giustino di Mieckow O.P. (1591-1649) a commento dell’antifona «Oggi è la Natività della santa Vergine Maria, la cui gloriosa vita illumina tutte le Chiese».

Maria ha illuminato i profeti, ha istruito gli apostoli, ha guidato gli evangelisti. Dio pose nella Chiesa alcuni come profeti, altri come apostoli, altri come dottori, ma pose un’unica Maria dalla quale o per mezzo della quale ogni luce discendesse su di loro. A buon diritto Ruperto la chiama «arciprofetessa», san Girolamo la chiama «vaticinio dei profeti», Andrea Cretese «somma dei divini oracoli», poiché ha istruito i profeti ed essa stessa è stata oggetto delle profezie di tutti i profeti. Sant’Ignazio, celebre dottore e martire (nella sua prima lettera), e san Anselmo (nel De conceptu Virginis, cap. 27) hanno pronunciato ad una sola voce che la beata Vergine Maria è stata guida e sapientissima maestra della Chiesa cattolica e dei suoi principi, gli apostoli. San Bernardo (nella quarta omelia sul Missus est) crede che Maria abbia illuminato gli evangelisti. E ciò con ottima ragione. Chi infatti (se non lei) ha custodito nel segreto del proprio animo ciò che l’angelo disse in segreto a Maria conducendola al connubio dello Spirito Santo; che Maria ha concepito per opera dello Spirito Santo; che Giuseppe, prima di stare con lei, trovandola incinta volle rimandarla; che gli angeli hanno cantato alla nascita di Cristo; che la stessa beata Vergine ha partorito senza corruzione della verginità? che la stella ha mostrato la stalla ai gentili; che i tre re sono venuti dalle estremità della terra e hanno adorato Cristo adagiato nella culla; e ancora il concepimento e la nascita del Battista, la Visitazione a Elisabetta, il cantico del Magnificat? Chi tra gli apostoli e gli evangelisti vide queste cose, chi fu presente a tutte queste cose oltre a Giuseppe e Maria, chi conservò nel suo cuore queste e molte altre cose accadute attorno a Gesù bambino (sia fuggendo in Egitto, sia ritornando a Nazareth, sia insegnando nel tempio)? «Maria» dice Luca (2, 49) «conservava tutte queste parole meditandole nel suo cuore». Ruperto, nel libro 2 sul De gloria Filii hominis, tra le altre illustri affermazioni sulla beata Vergine, sostiene questo: la beata Vergine ebbe un tempo per tacere e un tempo per parlare. Tacque finché Cristo visse in questo mondo, poiché conservava e meditava nel suo cuore tutte le parole divine, come dice Luca. Parlò dopo l’Ascensione di Cristo, quando illuminò le menti degli apostoli su molti oscuri arcani. Il medesimo Ruperto (libro 1 sul Cantico), in modo assai pio e probabile, ritiene che la Beata Vergine sia stata presente a quel concilio gerosolimitano ai tempi degli apostoli, di cui si scrive in Atti 15, e che Maria, maestra dei maestri, sia stata la dispensatrice di quel decreto sull’osservanza delle cerimonie, venendo consultata dagli apostoli e da tutta l’assemblea; tuttavia ella non rispondeva apertamente né in pubblico (poiché non apparteneva alla gerarchia), ma in privato, sia su quella che su altre questioni sul da farsi. Se queste cose ti sembrano fantasiose, ascolta san Anselmo (nel De excellentia Virginis, cap. 7) che sostiene le medesime cose e ne adduce la ragione: molte cose venivano rivelate agli apostoli per mezzo di Maria, cose che ella aveva appreso in se stessa non solo per semplice conoscenza, ma per effetto ed esperienza diretta. E poco sopra: sebbene gli apostoli stessi fossero stati istruiti dalla rivelazione dello Spirito Santo su ogni verità, tuttavia ella comprendeva la profondità di quella verità per mezzo dello Spirito di verità in modo incomparabilmente più eminente e manifesto; per questo, molte cose venivano loro rivelate per mezzo di lei, che ella aveva appreso non solo per semplice conoscenza, ma per diretta esperienza. Anche Pietro Canisio, egregio encomiasta della Vergine Madre di Dio (libro 5 sulla Beata Maria Vergine), ritiene che la Beata Vergine abbia presieduto a quel concilio gerosolimitano, abbia chiarito ogni dubbio e sciolto con la sua parola quella difficilissima e oscura questione sulle cerimonie giudaiche. Ma io reputo l’affermazione più pia che solida. Alle donne infatti non è permesso parlare nelle chiese e nelle pubbliche assemblee, ma pregare in silenzio e tacere, come scrive l’Apostolo (1Corinzi, 14 e 1Timoteo, 2). Inoltre Cristo, per sé e propriamente, aveva affidato la cura della Chiesa agli apostoli come ministri da lui preordinati a questo scopo: come poteva dunque accadere che la Santissima e umilissima Vergine assumesse questo ufficio, persino se le fosse stato deferito dagli apostoli? Crederei piuttosto che nelle riunioni private – cioè quelle non riguardanti la pubblica autorità della Chiesa – la Madre di Dio fosse presente e lì tenesse discorsi ed elevatissimi colloqui con gli apostoli e altri discepoli cristiani sugli affari della fede, sui misteri di Cristo e le sue gesta, sulla propagazione della fede, sulla fondazione delle chiese, sui persecutori della religione cristiana; ma che non si sia mai accostata per umiltà ad atti pubblici nei quali occupasse un seggio primario o principale. Insegnano questa prima cosa san Ignazio nelle sue lettere, Eusebio Emiseno nel discorso sull’Assunzione, Idiota (libro 3 sulla Contemplazione), san Bernardo (omelia 4 sul Missus est), san Antonino (parte 4 della Summa, tit. 15). Quest’ultima cosa la indica apertamente san Luca (Atti 1, 14), dove descrivendo la prima adunanza dei credenti pone Maria quasi all’ultimo posto, posponendola agli altri: «Tutti questi» dice «erano perseveranti e concordi nella preghiera insieme alle donne e a Maria, madre di Gesù».

Discursus praedicabiles in Litanias Lauretanas, t. I, Neapoli, 1857, pp. 178-180.


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