Presentiamo in nostra traduzione questo articolo di don Jean-Michel Gleize.


L’unità, in quale verità?

Il nostro Santo Padre Papa Leone XIV, Vicario di Gesù Cristo e Capo supremo di tutta la Chiesa universale, ha celebrato lo scorso 29 giugno, alla presenza dei cardinali riuniti a Roma in occasione del Concistoro, la messa della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo. È in occasione di questa celebrazione che il Papa impone il pallio ai nuovi arcivescovi metropoliti.

Nell’omelia pronunciata in quel giorno, Leone XIV ha insistito sulla «sollecitudine fedele e paziente per l’unità» che spetta al successore di Pietro e che è «ben espressa dal simbolo delle chiavi, con cui spesso lo identifichiamo (cfr. Mt 16,19)». Ha così sviluppato la descrizione della metafora: «Una chiave, infatti, non abbatte le porte, ma le apre e le chiude, cercando all’interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti, affinché i blocchi si sciolgano, le serrature scorrano e i battenti girino liberamente sui cardini, unendo così gli spazi e facendo delle numerose stanze isolate un’unica casa accogliente».

Come si deve dunque comprendere, alla luce di questa metafora, la definizione dell’unità e della comunione nella Chiesa? «Allo stesso modo», spiega Leone XIV, «la comunione nella Chiesa non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma cercando, nel cuore di ciascuno, i punti d’incontro nella Verità, alla cui sola luce ognuno diventa per l’altro strumento di crescita». Ed è qui che sorge la questione fondamentale: di quale «Verità» si tratta? Il vescovo di Bourges, Mons. Sylvain Bataille, ha fatto recentemente eco a questa riflessione del Papa quando, prendendo posizione, in un comunicato datato 13 luglio scorso, riguardo alle consacrazioni compiute dalla Fraternità San Pio X, il recente successore di Mons. Jérôme Beau dichiara: «Non sogniamo un’unità di compromesso, fondata sull’ambiguità».¹

Di questa ambiguità non vogliamo neanche noi, tanto è vero che, una volta che vi ci si è installati, «ogni sforzo per dissipare i malintesi non avrebbe altro effetto che moltiplicarli».² Ed è proprio per questo motivo che, fin dalle sue origini, la Fraternità espone chiaramente le ragioni profonde del suo atteggiamento, che sono le ragioni della sua obbedienza al Magistero della Chiesa cattolica, e al tempo stesso sono anche le ragioni della disobbedienza del concilio Vaticano II a questo stesso Magistero. Anche se l’affermazione può sembrare un po’ forte, non per questo è meno vera.

Notiamo però anche che, da parte di Roma e degli episcopati di tutto il mondo, in Francia come altrove, l’ambiguità viene ugualmente rifiutata, come inaccettabile, e ciò in nome degli stessi testi del Concilio, i quali, proprio quando vengono letti alla luce della loro logica profonda, sfuggono – purtroppo – a ogni ambiguità. Poiché veicolano una nuova definizione della Chiesa e della sua unità, che è in opposizione chiara e netta con la definizione della Chiesa quale il Magistero ce l’aveva insegnata fino ad allora. L’unità della Chiesa vi appare non più come quella della Chiesa cattolica, ma come quella della Chiesa di Cristo, la quale «sussiste» soltanto nella Chiesa cattolica, ed è anche «presente e operante» al di fuori della struttura visibile della Chiesa cattolica, nelle comunità separate, dette «cristiane non cattoliche».

L’unità dei cristiani, che l’ecumenismo si propone come scopo, assume allora tutto il suo significato, senza alcuna ambiguità, poiché si tratta dell’unità della Chiesa di Cristo, che progredisce, e che resta distinta dall’unità della Chiesa cattolica. Come dice esplicitamente il decreto Unitatis redintegratio del concilio Vaticano II, per questa via dell’ecumenismo, «poco a poco, dopo aver superato gli ostacoli che impediscono la perfetta comunione ecclesiale, tutti i cristiani si troveranno riuniti, in una celebrazione eucaristica unica, nell’unità di un’unica Chiesa. Questa unità, Cristo l’ha concessa fin dall’inizio alla sua Chiesa. Crediamo che essa sussista in modo indefettibile nella Chiesa cattolica e speriamo che si accresca di giorno in giorno fino alla consumazione dei secoli».

Qui viene detto chiaramente, senza alcuna ambiguità, sia che: 1) l’unità concessa da Cristo alla sua Chiesa – dunque l’unità della Chiesa di Cristo – «sussiste in modo indefettibile» nella Chiesa cattolica, sia che 2) «speriamo che si accresca di giorno in giorno», in quanto essa è soltanto «presente e operante» al di fuori dell’unità della Chiesa cattolica.

Perché, dunque, la Fraternità San Pio X è ritenuta scismatica? Semplicemente perché rifiuta questa nuova ecclesiologia, che intende stabilire una distinzione reale tra la Chiesa di Cristo e la Chiesa cattolica. Questo rifiuto si è ancora recentemente espresso con la Professione di fede del 24 giugno scorso, ma già Mons. Lefebvre ne prendeva atto nell’omelia pronunciata in occasione delle consacrazioni episcopali del 30 giugno 1988:

«E perché Monsignore (mi si dirà) avete interrotto questi colloqui che pure sembravano avere un certo successo? Precisamente perché, nello stesso momento in cui davo la mia firma per il Protocollo (d’accordo), nello stesso minuto, l’inviato del cardinale Ratzinger che mi portava questo protocollo da firmare, mi consegnava poi una lettera in cui mi si chiedeva di chiedere perdono per gli errori che commettevo. Se sono nell’errore, se insegno errori, è chiaro che si deve rimettermi nella Verità, nello spirito di coloro che mi inviano questo foglio da firmare, affinché riconosca i miei errori. Vale a dire: se riconoscete i vostri errori, vi aiuteremo a ritornare nella verità. Qual è questa verità per loro? Se non la verità del Vaticano II, se non la verità di questa Chiesa conciliare, è chiaro! Di conseguenza, è chiaro che per il Vaticano, l’unica verità che esiste oggi è la verità conciliare, è “lo spirito del concilio”, è lo spirito di Assisi. Ecco la verità di oggi. E di questo noi non ne vogliamo sapere per nulla al mondo, per nulla al mondo!».

Quando Papa Leone XIV afferma che la comunione nella Chiesa deve costruirsi «cercando, nel cuore di ciascuno, i punti d’incontro nella Verità», si tratta precisamente, e senza alcuna ambiguità, di questa nuova Verità del Vaticano II. La Fraternità, e con essa i suoi sei vescovi, dei quali i quattro che furono consacrati lo scorso 1° luglio, non ne vogliono sapere per nulla al mondo, poiché questa Verità è una falsa Verità: essa ha solo l’apparenza della Verità, assumendo il falso volto del Magistero, mentre in realtà non è che l’espressione degli errori già condannati da questo stesso Magistero. E la Fraternità, con i suoi sei vescovi pienamente cattolici, spera con tutto il cuore che il Papa e il cardinale Fernández sapranno non irrigidirsi sulle proprie posizioni di una teologia che, pur avendo trovato la sua espressione maggiore nel concilio Vaticano II, resta discutibile su più di un punto, alla luce degli insegnamenti secolari del Magistero della Chiesa, come emergono chiaramente dalla Professione di fede emessa dalla Fraternità il 24 giugno scorso.

Leone XIV termina peraltro la sua omelia del 29 giugno rivolgendo con gioia «un cordiale saluto ai membri della delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, inviata dal mio carissimo fratello Sua Santità Bartolomeo e guidata da Sua Eminenza Emmanuel, metropolita di Calcedonia». Delegazione di una comunità che, tuttavia, rimane ancora scismatica, da oltre nove secoli ormai, anche se nel 1964 Papa Paolo VI volle levare l’anatema della scomunica subita da Michele Cerulario in occasione dello scisma del 1054.

Lungi da ogni spirito scismatico, la Fraternità professa la stessa fede dell’apostolo San Pietro, la fede nel Primato del vescovo di Roma. Per questo essa osa sperare da parte del Santo Padre almeno un «cordiale saluto», tanto più meritato in quanto, a differenza dei vescovi ortodossi Bartolomeo ed Emmanuel, a differenza anche della Signora Sarah Mullaly, presunta «arcivescovo» anglicana di Canterbury e ricevuta in Vaticano dal Papa lo scorso 27 aprile,³ a differenza ancora dei 14 (6 donne e 8 uomini) presunti «vescovi» luterani della Norvegia anch’essi ricevuti in Vaticano da Leone XIV il 26 agosto scorso,⁴ essa intende restare fedele alle definizioni dei concili ecumenici di Lione I e II, di Firenze, di Trento e del Vaticano I.


¹ https://www.diocese-bourges.org/actualites/16137-les-ordinations-episcopales-de-la-fraternite-saint-pie-x-points-de-repere-pour-comprendre-la-situation-editorial-de-monseigneur-bataille/

² Étienne Gilson, Matières et formes, Vrin, 1964, p. 20.

³ https://laportelatine.org/actualite/leon-xiv-et-madame-mullaly

https://fr.zenit.org/2026/08/26/leon-xiv-la-bonte-et-la-charite-ont-le-pouvoir-de-desarmer/ ; https://www.vaticannews.va/fr/pape/news/2026-08/leon-xiv-petits-gestes-bonte-charite-peuvent-desamorcer-conflits.html


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