Commento di Mario Vittorino[1] all’esortazione di San Paolo: «Per la qual cosa lo vi chiedo che non vi perdiate d’animo per le tribolazioni che io ho per voi le quali sono vostra gloria» (Eph. III, 13)
Ha richiamato su di sé l’esortazione che deve fare a tutti per renderli saldi. «Per questa ragione», dice, ossia poiché a me, il minimo tra tutti i santi, è stata data questa grazia di evangelizzare i Gentili etc., «per la qual cosa» – cioè per questa ragione – «vi chiedo che non vi perdiate d’animo per le tribolazioni».
Coloro che seguono Paolo potrebbero infatti scoraggiarsi molto nella fede sentendo che quello stesso Paolo subisce delle tribolazioni. Se infatti colui che predica, che annuncia il Vangelo, che è stato scelto da Dio, sopporta molte cose ed è affaticato da pericoli, travagli e molte altre tribolazioni, coloro che lo seguono vengono fortemente intimoriti e iniziano ad avere una fede non del tutto integra, pensando che essi stessi potrebbero trovarsi in pericolo e soffrire gravemente, dal momento che persino colui che annuncia il Vangelo e predica con una così grande grazia si trova nelle tribolazioni.
«Chiedo dunque», dice, «per ciò che mi è stato rivelato, che voi non veniate meno nelle mie tribolazioni, tribolazioni che tuttavia non patisco per mio merito né per mia causa, ma poiché voi siete deboli nella fede o ancora esitanti e, non so come, vi aggiungete altre cose. Per questo motivo io sopporto le tribolazioni, volendo richiamarvi alla vera dottrina e alla sua osservanza, affinché non vi allontaniate da Cristo, non aggiungiate nulla a Cristo e riponiate la sola speranza in Cristo.»
«Questa», dice, «non è la mia gloria, ma la vostra». Perciò , poiché le tribolazioni sono la vostra gloria, dice: «È compito vostro far sì che, affaticandomi io, operando ed essendo io esercitato attraverso le tribolazioni, voi possiate giungere alla vostra gloria».
In Epistolam Pauli ad Ephesios, Liber I, cap. 3, v. 13, PL 8, 1267C-D
- Gaio Mario Vittorino (c. 280/290 – Roma, post 362 d.C.), retore, filosofo neoplatonico e teologo latino di origine africana, fu celebre maestro d’eloquenza a Roma (dove gli fu eretta una statua nel Foro di Traiano). Si convertì clamorosamente al cristianesimo intorno al 355. Con l’editto dell’imperatore Giuliano del 362, che proibiva ai cristiani l’insegnamento delle lettere classiche, preferì abbandonare la cattedra. Pioniere nell’applicare le categorie del neoplatonismo al dogma trinitario e alla cristologia, fu anche tra i primi autori di lingua latina a redigere commentari sistematici alle Lettere di San Paolo. ↩︎



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