di San Roberto Bellarmino

Qualcuno potrebbe forse pensare che gli Apostoli, in quanto predicatori della gloria di Cristo, avrebbero dovuto coprire, nascondere o certamente dissimulare e sminuire l’ignominia della croce. E certamente avrebbero fatto così, se avessero consultato la sapienza umana e se avessero ricevuto lo spirito di questo mondo e non lo Spirito che viene da Dio. Invece, agirono in modo assai diverso. Infatti, sia gli Evangelisti non hanno descritto nulla più diffusamente della Passione, sia gli Apostoli facevano sempre menzione per prima cosa della croce e della morte; e non solo non si vergognavano della croce, ma apertamente si professavano predicatori della croce stessa. Dice San Paolo: «I Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza; noi invece predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Corinzi I, 22-24). E l’apostolo Andrea, quando il proconsole lo minacciava con il supplizio della croce, disse: «Io, se temessi la croce, non predicherei la gloria della croce». E l’apostolo Pietro, non nascondendo assolutamente nulla, dice: «Colui che uccisero appendendolo a un legno» (Atti degli Apostoli X, 39). Noi invece, uditori, cosa facciamo? Forse ci vergogniamo della croce? O ci gloriamo nella croce? O entrambe le cose insieme? Certamente, quando tracciamo la croce sulla fronte, sembriamo professare apertamente di non aver orrore della croce né di fuggirla, ma piuttosto di gloriarci nelle ingiurie, negli oltraggi, nelle angustie, nelle persecuzioni e in tutte le altre cose che in qualche modo richiamano la croce. Ma quando si arriva al dunque e ci viene arrecata qualche offesa, subito ci dimentichiamo della nostra professione della croce e, se non laviamo l’ingiuria con la vendetta, proviamo una grandissima vergogna; eppure, mentre tracciamo la croce sulla fronte, sembriamo gridare a tutti che noi, come servi della croce, non ci vergogniamo delle ingiurie e degli oltraggi. Ma intanto, non so come avvenga, mentre desidero parlare della Risurrezione, il mio discorso ritorna sempre alla croce; forse perché tutto il tempo in cui viviamo quaggiù è tempo di croce, mentre la gloria della risurrezione, per ora, la salutiamo solo da lontano.


Ven. Cardinalis Roberti Bellarmini Politani S. J. opera omnia, Tomus IX, Parisiis, 1872, pp. 262-263.


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