Un’analisi curata da Radio Spada a partire dalle riflessioni della saggista Denyse O’Leary e dalle inchieste scientifiche di Samanth Subramanian


Attorno all’”intelligenza” della melma policefala (Physarum polycephalum) si sta accendendo un dibattito teorico che va oltre la semplice biologia cellulare. Come osserva la giornalista e saggista Denyse O’Leary in un suo recente articolo (Slime Smarts: These Brainless Blobs Are Brighter than You Thought, Science&Culture, 28 settembre 2026), questo organismo privo di cervello, sistema nervoso, bocca o organi di senso sta mettendo in discussione i pilastri tradizionali dell’evoluzione e della neuroscienza materialista.

O’Leary prende le mosse da un’approfondita inchiesta firmata da Samanth Subramanian su The Guardian, la quale ripercorre gli storici esperimenti condotti su questo singolare organismo ameboide.

Gli esperimenti: la melma che ottimizza la mappa di Tokyo

Tra le prove più note citate da Subramanian e riprese da O’Leary figura il celebre esperimento condotto nel 2010 dal ricercatore Toshiyuki Nakagaki dell’Università di Hokkaido. Disponendo dei fiocchi d’avena a simboleggiare la città di Tokyo e 35 centri abitati limitrofi, Nakagaki ha osservato come la melma policefala, espandendosi tramite i suoi tubuli citoplasmatici, sia riuscita a collegare i punti di cibo ricreando quasi esattamente la mappa della rete ferroviaria metropolitana della capitale giapponese.

Secondo lo studioso giapponese citato nel reportage, l’organismo avrebbe persino superato l’ingegneria umana: privo di condizionamenti politici o vincoli burocratici, il Physarum ha ottimizzato i percorsi minimizzando il consumo di energia e la distanza. Altre ricerche evidenziano persino la sua capacità di risolvere problemi di ottimizzazione complessi, come il cosiddetto “problema del commesso viaggiatore” (Traveling Salesman problem).

“Neuropuristi” contro “Biogenici”: lo scontro sulla definizione di mente

La questione cruciale, evidenziata dall’analisi di O’Leary, riguarda la definizione stessa di “intelligenza”. L’assunto classico della biologia evoluzionista prevede che la cognizione e l’apprendimento siano emersi solo con lo sviluppo di un sistema nervoso centrale e di un cervello.

Come riporta Subramanian, questo presupposto ha scatenato uno scontro accademico fin dal 2007:

  • I “neuropuristi” sostengono fermamente che parlare di “neurobiologia” per organismi privi di neuroni (come piante, funghi o muffe) non aggiunga alcun valore scientifico alla comprensione della biologia cellulare, definendo tali aperture teoriche con toni estremamente rigidi.
  • La fazione “biogenica”, rappresentata da studiosi come la filosofa Pamela Lyon e il biologo Michael Levin, argomenta invece che la “cognizione” – almeno in un certo senso – sia una proprietà intrinseca di ogni forma di vita cellulare.

Tra meccanicismo cellulare e nuovo panpsichismo

O’Leary sottolinea come dal punto di vista biofisico la spiegazione della melma stia nella sua struttura: il Physarum è composto da migliaia di “piccoli oscillatori” che rilevano l’ambiente e regolano il flusso del protoplasma, facendo seccare i tubuli che portano a vicoli ciechi. Inoltre, cita l’esperienza della ricercatrice Audrey Dussutour (CNRS di Tolosa), la quale ha mostrato che frammenti clonati dello stesso organismo possono manifestare comportamenti e decisioni differenti di fronte alle medesime alternative.

In conclusione, O’Leary sostiene che la tendenza attuale della comunità scientifica non sia un vero abbandono del materialismo, quanto piuttosto un passaggio dall’eliminativismo (secondo cui la coscienza non esiste realmente) al panpsichismo (l’idea che ogni cosa sia dotata di cognizione). Secondo l’autrice, attribuire facoltà cognitive o emotive a meduse, piante o muffe risponde spesso a logiche di impatto editoriale o ideologico, con il rischio di appiattire la differenza qualitativa tra le semplici risposte biologiche cellulari e la mente umana vera e propria.

Il vero punto è che la melma policefala mette ancora una volta in crisi l’inadeguatezza del riduzionismo materialista ortodosso: dimostrando che capacità di calcolo avanzate possono esistere senza un cervello o una gerarchia anatomica, riduce la narrazione neodarwiniana del gradualismo a una petizione di principio incapace di spiegare i veri principi organizzativi della materia vivente.


Per approfondire sul piano filosofico e naturale vedere: Compendio di Filosofia – Metafisica e Logica, Padre M. Liberatore SJ e altri Autori; Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, don Curzio Nitoglia), L’uomo e la sua natura e L’origine e i destini dell’uomo, Padre Angelo Zacchi O.P.; Il Darwinismo: un mito tenace smentito dalla scienza, Dominique Tassot.


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Imm. in ev. modificata a partire da: Physarum polycephalum plasmodium, frankenstoen, CC BY 2.5 https://creativecommons.org/licenses/by/2.5, via Wikimedia Commons.