di Giuliano Zoroddu
San Paolo nacque in un anno imprecisato del primo decennio del I secolo d.C. a Tarso di Cilicia in una famiglia di Ebrei emigrati. L’Apostolo definisce sé stesso «della schiatta d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei» (Philip. III, 5) e con fierezza proclama inoltre di aver ricevuto dal padre la cittadinanza romana: «Siamo Romani» (Act. XVI, 37). Da quanto dice in 1Corinzi VIII, 8 possiamo dedurre che non prese moglie. Infine sappiamo che aveva una sorella maritata, madre di un provvidenziale giovanotto.
Questi fa la sua comparsa in un momento cruciale della vita di San Paolo, raccontato da San Luca nei capitoli XXI, XXII e XXIII degli Atti degli Apostoli.
Siamo nel 54 o 57 d.C. L’Apostolo viene aggredito e quasi linciato dai Giudei con la falsa accusa di aver introdotto nel Tempio (profanandolo) un gentile. Lo salva l’intervento tempestivo del tribuno Claudio Lisia, il quale lo arresta credendolo un ribelle egiziano di cui parla anche Flavio Giuseppe.
Appurato l’errore, Lisia consente a Paolo di parlare ai Giudei, i quali però al sentire che Dio chiamava alla salvezza anche i pagani ripresero a tumultuare e a chiedere la morte di Paolo. Al che il tribuno fa condurre il prigioniero dentro la fortezza Antonia e comanda che sia flagellato e interrogato. Paolo allora rivela di essere cittadino romano e il terrore pervade gli astanti: le leges Porciae prevedevano infatti pene severissime per chi avesse punito un cittadino romano prima del processo. Lisia pertanto fa slegare l’Apostolo e lo libera dalla custodia, pur trattenendolo dentro la fortezza.
Il giorno dopo Paolo compare davanti al Sinedrio e rischia nuovamente il linciaggio per aver dato della «muraglia imbiancata» al sommo sacerdote e aver scatenato una disputa tra Farisei e Sadducei. Nel frattempo l’Apostolo è costantemente consolato dalle apparizioni del Signore Gesù: «Fatti coraggio, perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma» (Act. XXIII, 11).
E a questo punto la storia sacra assume tratti da spy story.
Cediamo la parola a san Luca (Act. XXIII, 12-24):
«Quando fu giorno, alcuni Giudei ordirono una congiura, facendo voto, con imprecazioni, di non toccar cibo né bevanda sino a che non avessero ucciso Paolo. Ed eran più di quaranta coloro che avevan fatta questa congiura. Essi si recarono dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, dicendo: «Noi abbiam fatto voto, con imprecazione, di non prender cibo sino a quando non abbiamo ucciso Paolo. Voi dunque, col Sinedrio, fate sapere al tribuno che lo meni giù da voi, come se voleste esaminarlo più a fondo, e noi, pronti, prima che arrivi da voi, l’uccideremo». Ma un figliuolo della sorella di Paolo, risaputo di questa insidia, andò alla fortezza, entrò, e riferì la cosa a Paolo. E Paolo, fatto chiamare uno dei centurioni, gli disse: «Conduci questo giovine dal tribuno; ha qualche cosa da fargli sapere». E subito colui lo prese, lo menò al tribuno e disse: «Quel carcerato, Paolo, m’ha pregato di condurre a te questo giovine, che ha qualche cosa da dirti». E il tribuno, presolo per mano e ritiratosi in disparte con lui, gli domandò: «Che cos’hai da farmi sapere?». Ed egli rispose: «I Giudei si sono accordati per pregarti di condurre domani Paolo al Sinedrio col pretesto di esaminarlo più minutamente; ma tu non ti fidare di essi, perché più di quaranta de’ loro gli preparano insidie, avendo fatto voto con imprecazioni di non mangiare né bere, sino a che non l’abbiano ucciso: ed ora stanno pronti, aspettando il tuo assenso». Il tribuno licenziò il giovane, dopo avergli comandato di non dire ad alcuno che gli aveva palesato tali cose. E chiamati due centurioni, disse loro: «Che sian pronti per la terza ora della notte dugento soldati, settanta cavalieri e dugento lancieri, per andar fino a Cesarea; e fate preparare delle cavalcature per porvi Paolo sopra e condurlo salvo al governatore Felice».
Di questo giovane non sappiamo null’altro, nemmeno se fosse Cristiano. Sappiamo solo che fu uno strumento della imperscrutabile Provvidenza di Dio. Un po’ come il manzoniano Menico, personaggio minore, ma cruciale per la salvezza della parente Lucia dalle trame di don Rodrigo.

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