di Giustino di Mieckow O.P. (1591-1649)
È certo e fuor di dubbio che Cristo sia Re non solo degli uomini, ma anche degli angeli, essendone il capo. Sebbene sia materia di controversia se la grazia e la gloria siano state conferite agli angeli per i previsti meriti di Cristo – questione su cui dibattono gli esegeti di San Tommaso (Summa Theologiae, III, q. 8, art. 4) -, io, come già espresso nel discorso XLVIII, ritengo che Cristo abbia meritato per i santi angeli l’elezione, la predestinazione, la vocazione, gli aiuti eccitanti, coadiuvanti, sufficienti ed efficaci, ogni merito, ogni incremento di grazia e di gloria, e infine tutti i doni della grazia che ha meritato per gli uomini (fatta la dovuta proporzione), eccetto quelli che riguardano il rimedio al peccato, come le grazie sacramentali.
Di questa mia opinione ho come autore il nostro Santo Dottore (San Tommaso), maestro dei teologi, il quale nel commento a Giovanni (cap. 1) insegna: «La pienezza di grazia che è in Cristo è causa di tutte le grazie che sono in tutte le creature intellettuali». Se dunque gli angeli ricevono da Cristo la grazia e la gloria, certamente lo riconoscono come loro Re e capo; di conseguenza, riconoscono anche la Beata Vergine, sua Madre, come loro Regina: tutto ciò che Cristo ha conferito alla Chiesa in termini di grazia e santificazione, lo ha infatti operato mediante la Vergine.
Per questo motivo San Bernardo (tom. 2, serm. 11, art. 2, cap. 1) chiama la Beata Vergine non solo Regina, ma persino Madre degli angeli: «La Beata Vergine ha ricevuto dallo stesso Padre eterno la fecondità fontale per generare tutti gli eletti, e persino gli stessi angeli in un certo gusto, grado ed esperienza delle cose divine».
Sant’Antonino (p. 4, tit. 15, cap. 14, § 3) conferma ciò con un’ottima ragione: «Se gli angeli», dice, «ricevono l’illuminazione, la perfezione e la beatificazione da Gesù, per mezzo del quale tutte le cose vengono restaurate nei cieli e sulla terra, allora la Beata Vergine, essendo la Madre di Gesù, è in qualche modo causa della gloria degli angeli, cosicché a ragione è detta loro madre».
Ella è la Madre di Dio, mentre gli angeli sono servi di Dio, ella ha ottenuto una condizione tanto superiore agli angeli quanto più eccellente è il nome che ha ereditato rispetto a loro. Come infatti Dio Padre a nessuno degli angeli, ma al solo Cristo ha detto: «Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato», così la sola Vergine tra tutte le creature dice verissimamente al medesimo Cristo: «Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato».
Chi tra gli angeli oserebbe dire questo? A loro basta, e lo reputano un grande privilegio, che pur essendo spiriti per natura, per grazia siano stati resi e chiamati angeli, come attesta Davide (Salmo 103, 4): «Fai tuoi angeli gli spiriti».
Maria, invece, riconoscendosi Madre, chiama con confidenza suo Figlio quella Maestà che essi servono con riverenza; il che supera certamente gli angeli a tal punto da far sì che ella sia meritatamente detta loro Regina.
Contemplando ciò, San Giovanni Damasceno (Orazione 1 sulla Dormizione della Vergine) afferma: «Tra la Madre di Dio e i servi di Dio c’è una distanza infinita». È davvero infinita, poiché secondo il sentire dei filosofi non vi è alcuna proporzione tra il finito e l’infinito. La Beata Vergine, infatti, per il fatto stesso di essere Madre di Dio, possiede una sorta di dignità infinita derivante dal Bene infinito che è Dio, come ha notato la fonte dei teologi, San Tommaso (Summa Theologiae, I, q. 25, art. 6, ad 4).
Discursus praedicabiles in Litanias Lauretanas, t. II, Neapoli, 1857, p. 358.

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