di mons. Giacomo Poletto[1]
DOMENICO (San). Nacque nel 1170 della nobile famiglia dei Guzman a Calloroga, al presente Callahora (l’antica Calaguris de Latini) nel regno di Castiglia in Ispagna (Par., XII, 52-4). Felice aveva nome il padre di lui, Giovanna la madre (ivi, 79-80). Fu suscitato da Dio in sussidio della sua Chiesa (cf. XI, 35) travagliata dalle eresie, e del popolo cristiano, che procedeva scarso e titubante (XII, 37-42). Per mezzo di lui e di S. Francesco la milizia cristiana, vinta alle prediche e alle opere loro, si ravvide dei propri errori, e ritornò alla via della fede e della virtù (ivi, 43-5). Appena creata l’ anima di lui, fu sì riempiuta di celesti carismi, che, ancor nell’ utero materno, rese profetessa la madre (2), sì che fatto un sogno, al sogno corrisposero gli eventi (ivi, 58-60). E un sogno fece la madrina, parendole di vedere una stella nella fronte ed un’ altra nella nuca del fanciullo (ivi, 64-6), con che si presagiva che dall’ Ordine Domenicano sarebbero stati illuminati l’Oriente e l’Occidente (3). Fu chiamato Domenico (cioè del Signore; cf. Somm., III, 16, 3) per ispirazione e voler divino (ivi, 68). Cresciuto nello spirito di penitenza e di preghiera (ivi, 73-78), tutto alieno dalle cose mondane, e sol dedito alla verace sapienza, si pose interamente al servizio della Chiesa (ivi, 82-87). Santo atleta, innamorato della fede cristiana, era pieno di dolcezza ai seguaci della religione, avversario irreconciliabile verso gli eretici (ivi, 55-57). Onde ottenutane dal Papa debita licenza, già dotto e ardente di zelo (anzi un Cherubino per sapienza, cf. XI, 39), si mise a combattere contro di essi, specialmente in quel di Tolosa dove gli Albigesi erano più forti e minacciosi (ivi, 97-102). Fu dunque per mezzo di lui che la Chiesa vinse la sua civil briga, cioè la sua guerra civile, perchè mossale da’ perversi suoi figli (ivi, 106-108). ‘Sulle norme di S. Domenico si fondano poscia il secondo e il terz’Ordine, beneficio comune del popolo cristiano (ivi, 103-105). E i suoi religiosi, che fidamente il seguono, vanno sicuramente dritti (ivi, X, 95; cf. XI, 25, 122, 139). – Compagno di S. Francesco nel difendere la Chiesa, Par., XI, 119. Patriarca dell’ Ordine Domenicano, ivi, 121. Il suo Ordine nel 1300 non ben seguiva le orme di lui, e da ciò la dissoluzione morale dell’Ordine stesso, ivi, 124-132. Pochi allora nell’Ordine i fedeli alla Regola, ivi, 130. Nelle sue opere ebbe un identico fine a quello di S. Francesco, ivi, 42 e XII, 35. – Campione della Chiesa mandato da Dio, XI, 44; e gran paladino, ivi, 142. Drudo della fede cristiana, ivi, 55. Agricoltore scelto da Cristo per coltivare l’Orto della Chiesa, ivi, 71. Messo e famigliare di Cristo, ivi, 73. Sin da giovinetto predilesse la povertà, ivi, 74. Suo spirito d’ orazione, ivi, Studiò al solo intento di salvar anime, ivi, 84. Alla S. Sede chiese non benefizi o dispense, ma licenza di combattere per l’integrità e la diffusione della fede, ivi, 95. Per. divenire davvero religiosi non è poi mestieri che tutti si facciano Domenicani, o Francescani, o Agostiniani, o Benedettini, Conv., IV, 28.
Dizionario Dantesco, s.v. “Domenico, San”, Vol. 2, Siena, Tipografia Editrice San Bernardino, 1896, pp. 140-142.
- Mons. Giacomo Poletto (1840-1914), fu ferventissimo e fecondissimo studioso del Sommo Poeta e commentatore della Commedia alla luce del dogma e della filosofia cattolica. Fu molto apprezzato da Leone XIII che gli assegnò la Cattedra Dantesca dell’Istituto Leonino di Alta Letteratura nel Seminario Romano dell’Apollinare, l’attuale Pontificia Università Lateranense. ↩︎
- Ciò che Dante dichiara su ciò di S. Domenico fa risovvenire ciò che la S. Scrittura ne insegna di S. Giovanni Battista; dove S. Ambrogio (Lib. II Comm. in Luc., cap. 1): Exultavit infans, repleta est mater. Non prius mater repleta, quam filius; sed cum filius esset repletus Spiritu sancto, replevit et matrem. ↩︎
- Altri parlano d’ una sola stella nella nuca del bambino, intendendo per essa S. Tommaso d’ Aquino. Però qualunque sia l’opinione degli interpreti, rispetto al sogno della nutrice, parmi che il testo di Dante rispetto a quello della madre sia bellamente spiegato dal Breviario Romano, che su ciò scrive: Huius mater gravida sibi visa est in quiete continere in alvo catulum ore praeferentem facem, qua editus in lucem, orbem terrarum incenderet. Quo somnio significabatur, fore ut splendore sanctitatis ac doctrinae, gentes ad christianam pietatem inflammarentur. Veritatem exitus comprobavit: id enim et praestitit per se, et per sui Ordinis socios deinceps est consecutus. Da tale sogno si ripete la ragione dello stemma dell’ Ordine Domenicano, che è un Veltro con una torcia in bocca; e di qui il motivo perché alcuni interpreti nel Veltro dantesco vollero vederci il Domenicano Papa Benedetto XI: ma veggasi in fine dell’opera l’Appendice: IL VELTRO. ↩︎

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